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Ora, possiamo razionalizzare quanto vogliamo, ma il giovin virgulto che si accompagna alla donna âgée continua a renderci sospettosi che, in realtà, sottesa alla relazione anagraficamente sperequata, vi sia altro dall’amor: generalmente denaro di lei, gerontofilia, edipi irrisolti.

Non dobbiamo vergognarci delle nostre prime sensazioni, al limite nemmeno del pettegolezzo, visto che “gossip is a sort of storytelling”. Ciò che impensierisce è il pervicace immobilismo nella comoda superficialità, l’accurata e voluta inerzia dell’encefalo rispetto al confronto con livelli di pensiero non dico di pari opportunità avanguardista, ma anche solo di mera discussione al desco familiare.

Arduo smantellare pregiudizi culturali, lo so, specie per generazioni nate col trash che infarciva i B movie anni 70, i frosci e i watussi altissimi negri, che magari nei film si accomiatavano con “zi padrone” o infermiere venete dal contegno lascivo e costantemente palpeggiate da imprenditori brianzoli dalla voce roca. Ma fatti non fummo a viver come bruti, e allora via di upgrade mentale.

La prima considerazione, lapalissiana, è che la situazione opposta, quella con l’ uomo anziano che si accompagna tronfio a una coetanea della figlia, non solo è cosa quasi banale, ma è ormai chiaro sintomo di potere acquisito. Piaccia o non piaccia, queste fanciulle-badanti non sono cooptate ad assecondare la uallera, e allora si esiga rispetto per le loro scelte, d’amore o di convenienza che siano. Non danno lustro alle donne? Non esistono più le donne come categoria, esistono gli individui: e che ognuno venga giudicato per il proprio contegno sociale e non per il proprio sesso, o per l’utilizzo che ne fa.

E siamo alla seconda: è arrivato il tempo, appunto, di smetterla di indagare sotto le lenzuola altrui, al fine di categorizzare le persone, armati di una sorta di luminol pseudo-etico, che ormai è bieca pruderie. Rendiamo insondabile la sfera del privatissimo e prescindiamo dal giudicarci a seconda dell’orifizio che amiamo trastullare.

Come si cambia una società? A piccole rivoluzioni, proposte da pochi, tollerate da molti e osteggiate dai timorosi. Quando l’abitudine avrà reso consueta quella rivoluzione, sarà tempo di proporre la successiva. Divorzio, aborto, unioni civili. E prossimamente adozione del figliastro (sì, se continuiamo a chiamarla step child adoption, poi ci perdiamo il significato), eutanasia, testamento biologico e poi chissà: messa al bando delle religioni.

Come si cambia l’individuo? Forse insegnandogli che il senso di un dibattito è ancora esprimere una propria idea, ascoltare quella altrui, far emergere la migliore o una terza che sia figlia di entrambe. Che la tempesta dev’essere di cervelli e non di prevaricazione aprioristica e violenta.

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