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L’Italia ha un problema apparentemente irrisolvibile: gli italiani. Ciò che manca alla maggior parte di noi è il senso di appartenenza a una comunità, la fiducia in questa aggregazione e in chi la amministra. A cascata, gli italiani cercano continui escamotage per aggirare le imposizioni comunitarie, siano essi leggi regionali, divieti di parcheggio o imposte da pagare. Lo Stato è sempre altro da noi e questa terzietà fastidiosa ci porta a individuarlo come (comodo) nemico in perenne conflitto col nostro benessere. E con contegno dall’antico sapore partenopeo gli italiani da secoli perserverano nel loro intento: inculare i Borboni, sempre e comunque.
Questo ci contraddistingue dai popoli mitteleuropei. I tedeschi sono fieri di rispettare le loro leggi e la cosa diventa contagiosa per l’ambiente e quindi tu, italiano in Germania, ti comporti spontaneamente secondo le regole imposte. E parimenti loro, insomma tutti gli altri, in Italia si atteggiano da barbari, come se l’anarchia selvaggia regnasse sovrana.
Una simile deviazione culturale è talmente radicata nelle generazioni adulte che risulta impossibile porvi rimedio, specie in ambiti dove lo stato è da tempo soppiantato da un welfare criminale ben più efficiente. Certo: si può alzare l’asticella del rigore e incrementare le sanzioni, ma ciò non procurerà stima e affezione verso lo Stato ritenuto impostore, censore o sanguisuga.
In che paese civile ed evoluto la gente se la prenderebbe con l’ente che riscuote le tasse? Equitalia non fa che esigere crediti di altri, e ambasciator non porta pena, altrimenti dovremmo legittimare la pubblica gogna a tutti gli avvocati che recuperano un credito. Come se poi, sparita Equitalia, sparisse magicamente anche il debito.
Si può e si deve intervenire nelle generazioni in via di scolarizzazione. Un bambino che entra alle elementari oggi entro dodici anni voterà. A lui, tramite un corpo docenti non solo eroico, ma ben preparato e pagato secondo le alte responsabilità affidategli e con dei genitori collaboranti e non sempre schierati a difesa dei pargoli, possiamo insegnare il rispetto delle istituzioni, il senso dello Stato, la solidarietà, le lingue straniere, l’integrazione culturale e soprattutto la storia. Perché se non conosci il passato, non sai dare giuste soluzioni al presente.
E nel contempo creiamo una classe dirigente giovane, con un culto quasi giornalistico per la ricerca della verità, il coraggio di demolire l’ingiusto e lo spessore culturale per ricostruire il giusto. E insegniamo loro la storia. Perché se non conosci il passato, non puoi costruire un futuro.
Ok, ora torniamo alle tette della Boschi.