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mare

I piedi duri e intirizziti da quel sempiterno crampo che è l’umido inverno polentone sprofondano senza alcuna fretta nella sabbia etrusca, immergendosi nel tepore materno e uterino dell’arenile ventoso. Maggio volge al termine, la febbre si arrende, il dolore scema, i nervi mollano le bricole, la nuca cessa di pulsare. E l’aroma dei pini maremmani ti rammenta che il maestoso cappello della Feniglia presto lenirà il calore del sole meridiano  sul tuo capo finalmente liberato.

 

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