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Aveva ragione Lele. Raccogliersi su orgogliosi natanti un’oretta al giorno rinforza le spalle e apre la mente. E così, mentre remavo fiero su quel dono della navigazione, con un passato remoto da pedalò e un presente indicativo da moscone, discorrevo con la coppia di passeggeri in amore, lasciandomi Rimini nord alle spalle e scorgendo all’orizzonte i Balcani, o forse un semplice scoglio, ma non mi soffermerei su dettagli che appesantiscono lo scritto.

Non fu una tempesta di cervelli, fu piuttosto un minestrone di verdura, un’accozzaglia di reminiscenze accademiche, sensibilità altruistiche, master in counseling e tanta fame. Sta di fatto che mi dilungai in un’articolata analisi dei contegni assunti nei social network o nei blog da una nutrita serie di portatori sani di nostalgia, tristezza, solitudine, incapacità di relazionarsi efficacemente col prossimo, di intrecciare relazioni sentimentali durature o anche organizzare una semplice copula occasionalis quale mero remedium concupiscentiae.

Non mi tornava un dato: molte di queste persone non avevano il bagaglio di sciatteria dei depressi, anzi dimostravano stile, amor proprio, progettualità, grinta in qualche caso. Sembravano ostentare la loro incapacità a relazionarsi o la inguaribile sfortuna cosmica quasi per dar vita con gli altri astanti di pari indole ad un’escalation di sfighe esistenziali sempre più invalidanti.

A questa mia ultima affermazione la coppia galleggiante si guardò negli occhi vispi ed esclamò all’unisono: covert!

Camuffai, come di consueto, l’ignoranza crassa con un brillante battutone del tipo: “ma tipo covert dell’iphone o di un pezzo anni 80?”  ed essi, sconsolati, replicarono: narcisismo covert, mozzo ignorante. In pratica il lato nascosto del narcisismo, in cui prevalgono sentimenti di inferiorità, fragilità, vulnerabilità, paura del confronto, ipersensibilità alla critica.

Sebbene l’impulso di buttare a mare quegli odiosi saccenti adriatici mi tormentò fino a riva, devo ammettere che rimasi folgorato dalla scoperta di questo disturbo della personalità che ignoravo colpevolmente, tanto da indulgere con i conoscenti covert, ritenendoli, a torto, depressi, come se poi un disturbo fosse migliore dell’altro.

Dopo quella fruttuosa uscita in barca, stranamente esente da chinetosi e vomitini in cambusa, ho dovuto rivedere il mio giudizio sui narcisisti. Certo anche di quelli “overt” dall’ego ipertrofico, quelli che son sempre i migliori, ma che quando non vincono ostentano invece la propria vulnerabilità per attirare attenzioni o sfuggire alle critiche, con oscillazione negativa dall’autostima quasi stucchevole.

Brutte persone. Siamo.

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