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Ti succede di sicuro un sabato mattina, di botto.  Ti svegli, ovviamente troppo presto per un giorno di festa, e prendi coscienza che la tua funzione riproduttiva/educativa – sì insomma quella principale –  è passata alla fase due. Si sta esaurendo, per dirla tutta. Nel giro di poche stagioni i tuoi figli saranno personcine autonome che ti diranno ciao ciao esco oppure vado in vacanza fate i bravi. Al limite esigeranno automezzi in prestito o provvista in contanti.

No, no, niente lacrime vi prego. Per i figli che crescono la commozione va trattenuta con dignità. Pianti a dirotto merita invece l’evoluzione dei genitori, nell’esatto istante in cui sentiranno la porta chiudersi, si guarderanno nel silenzio della casa vuota,  realizzando di essere di nuovo soli, al cospetto l’uno dell’altro, senza quello scopo che per tre o quattro lustri li ha resi utili al mondo e fondamentali per l’evoluzione della specie.

La scena me la immagino così, in bianco e nero ovviamente: la madre si appoggia all’asse da stiro, poi si trascina sino al divano e  si siede sconsolata  sussurrando con gli occhi gonfi:”e adesso?” Il padre invece fa il duro, distoglie lo sguardo lucido,  sale in camera e, attenzione… mioddio mioddio: si mette la tuta.

NO  PER DIO, NOOOOOOOOOOOOOO

Vi scongiuro, o genitori abbandonati da post adolescenti autonomi, no no non mettetevi la tuta, non cominciate a lucidare le cornici delle sbiadite immagini di quando erano al corso di nuoto per neonati, uh qui camminava appena, guarda qua il primo dentino, uh qui è quando ha cagato sul kilim appena regalato dai suoceri. No signori, non ci siamo proprio.

Asciugatevi le lacrime e ripetete con me: qui siamo di fronte a una nuova primavera; qui abbiamo nottate libere, cinema in prima visione, ristoranti di lusso (pagate per due e non per quattro), viaggi esotici, ricchi premi e cotillon. Dai, vi voglio tonici e propositivi, magari in sella a una moto (oh le BMW pare siano le più comode) a scoprire ciò che vi siete persi in questi vent’anni di svezzamento. Qui non si sta più a casa una sera, anche perché ci sono loro a rocolarsi le morosette. Qui si vive, si gode, si lucidano emozioni impolverate da un ventennio di sforzi per conto terzi. Qui si riprende da dove si era interrotto, come se il film della vita fosse stato troppo tempo in PAUSE (espressione scontata e banale ma cinematografica da morire quindi la lascio).

Ah, e mai, dico mai cedere al senso di colpa che gli amorevoli cornutazzi vorranno insinuare nei vostri cuori ringiovaniti con frasi tipo: ma siete sempre fuori, peggio dei ragazzini.

E’ solo invidia. La risposta ragionevole, sensata e matura che dovrete dare è: “sti cazzi, raga, life is back” .

PS. Nel momento in cui pubblico questo post i miei figli sono in vacanza da cugini e amici. Eh beati loro. Mh sì, è  la prima volta. Sì, i miei bambini. No, ma sto benissimo eh.

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