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Serrare le palpebre, ma forte, fino ad avvertire  la contrazione palpitante delle tempie. Il respiro, breve, che asseconda battiti da sforzo vero. Il fischio dei timpani da isolare solo deglutendo. La finestra della fronte  che non si apre. E allora buio. Niente colori. Niente aria.

Trattengo il respiro,  le dita trovano le vocali sorridenti con ritmi da carezze notturne, e mi distraggono finalmente anelli azzurri  di fumo che volteggiano fino alla cazzo di finestra che ora si colora e si schiude d’aria.

Infilzo le idee e  aspetto che esca il succo. 

Scrivere.

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