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” Ehi mi sei mancato” – “Anche tu, pensavo ti fossi stancata”. “No, computer rotto.”

Forse stiamo assistendo a una metamorfosi delle relazioni umane. La timidezza occultata dallo schermo del pc consente anche ai più asociali di allacciare nuove amicizie, rispolverare rapporti dimenticati, intrecciare nuove relazioni dai confini evanescenti o forse comodamente incerti.

L’iter elettronico è ormai consolidato:  il  commento al blog o al feed lascia il posto alla sottoscrizione o allo scambio di amicizia sul social network, che diventa poi direct message sporadico, e perché no una mail serale ogni tanto.  Poi insomma le forme epistolari rallentano i concetti e allora vai con la chat, sempre più frequente. Quotidiana. Che si fa voglia, poi esigenza, ineluttabile appuntamento con quelle righe veloci come un pensiero, compulsive come le parole di getto.

Certo, il mezzo non conta, contano i rapporti e gli affetti sottostanti, e quindi nulla dovrebbe mutare nelle categorie tradizionali. Ma poniamo che la frequentazione sia esclusivamente elettronica per comune volontà degli interlocutori e che questa generi affetti veri, di quelli che sfarfallano all’esordio e dolgono all’epilogo, metti che si sprechino i mi manchi e i ti voglio bene.  Oppure solo i ti voglio.

Bene, se accettiamo che il discrimine classico tra un amico e un amante sia ficcargli la lingua in bocca, dovremmo considerarle amicizie. Però è vero che se concupisci un amico in realtà si tratta di un amante potenziale.  E quindi?

Le corti inglesi lo considerano adulterio, ma non possiamo certo attenderci riformismo progressista da chi giudica in parrucca, anche se a livello gastrico, ad ogni latitudine, scorrere quella chat punge quanto un tradimento.

Forse bisogna ammettere che è nato un nuovo modo di relazionarsi, decisamente borderline, ossia volutamente non fisico per indole degli astanti, magari fedeli per scelta, o pigri di natura, però non solo amicale, per profondità e natura delle pulsioni .

“Siete amici? “

“Anche”.

“Lo ami?”

” Solo elettronicamente”.

P.S.

(Ah, tesoro, io sto con le corti inglesi).

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