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In fondo è solo una questione di sguardi. Come l’amore. Affrontare correttamente un rondò alla francese impone una predisposizione all’empatia, allo sviluppo di una relazione fulminea. D’altronde, ogni cosa alla francese implica una immanente sensualità.

Insomma, giunti in prossimità del girotondo urbano, ecco la prima difficoltà: accedere al cerchio magico, perché una volta dentro  si potrà roteare maestosi pretendendo che ci venga ceduto il passo.

Ecco che assurge a chiave di (s)volta proprio lo sguardo: vi è da torcere il collo a sinistra e puntare gli occhi negli occhi dell’avventore motorizzato. Solo dalla sua espressione  si potrà intuire se tratterà la precedenza alla stregua della virtù di sua sorella o se invece dispenserà la dolcezza di chi annuisce con le palpebre, consentendoci graziosamente l’inserimento.

I piloti del primo tipo  strombazzeranno al primo cenno di avvicinamento al rondò, come un grido di guerra, aizzando l’imponente veicolo subumano alla conquista del diametro cittadino, compensando una triste quanto deficitaria virilità.

I piloti dolci arriveranno invece a diminuire l’incedere,  quasi felici di condividere la danza centrifuga,  fino a completare la piroetta e accomiatarsi  con un ultimo sguardo fugace.

Ma una volta all’interno dell’arcuata via, le insidie, si sappia, non sono finite.  Sovente si incrociano antiche utilitarie con nonnine coeve che si impossessano lentamente della precedenza, glissando –  insopportabili –  lo sguardo del re, come fanno i bambini, che si reputano invisibili sol perché tengono chiusi gli occhi.

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