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E’ buffo l’erotismo dei bambini. Sconcertante, a volte. Di certo luminosa fonte di aneddoti e ricordi esilaranti  che genitori, nonni o maestre non vedono l’ora di raccontarsi poi alla sera, al riparo dalle orecchie  innocenti dei piccini.

Io parlo dei maschi, perché di quelli so. Anzi parlo di quei pochi con cui ho avuto a che fare. 

Mia madre un giorno mi raccontò divertita che da piccolo avrei voluto fare il medico; e che alla sua domanda afferente ai motivi di tale encomiabile scelta professionale, densa di implicazioni eroiche, ebbi candidamente a rispondere: per vedere i culetti.

Non so se un brivido le percorse la schiena, ipotizzando scenari equivoci e gomorreschi, di certo si rasserenò poi negli anni ottanta, vedendomi così affezionato alla tradizione.

Il mio secondogenito a due anni non fu da meno,  la volta in cui, godendosi i gustosi bacetti della mamma sulla pancia, la esortò a non trascurare il pisellino.

Quell’erotismo gioioso che ammanta il contegno (comunque composto) dei maschi della mia famiglia, pare conservarsi intatto negli anni: ancora oggi, così come nella prima adolescenza, continuo ad avere moti di gioia infantile quando mi trovo una donna nuda nel letto. Anche se è sempre la stessa.

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