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Per una volta non aver frenato la lingua, lasciando che i pensieri fluissero liberi, scevri da orgogliose timidezze e svincolati da vergognose reticenze, mi fa stare meglio, ora.

La prudenza verbale inibisce le espressioni più crude, diventa bandiera avvolta di architetture diplomatiche e aiuta a galleggiare sulle acque comode e oleose del quieto vivere, ma soffoca la spontanea  manifestazione dei concetti, quelli autentici, che sgorgano col tepore animale dei baci alcolici o del latte appena munto.

In una manciata di frasi le ho espresso stima, riconoscenza, affetto e progettualità da condividere. Un frullato variopinto pure al sapore di frutta con tutti i concetti che vorresti sentire da un socio. Occhi lucidi di gioia. Ciao, vado al mare, io.

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Ora che gli occhi bagnati di sua madre esigono speranze, io elargisco certezze perché non ammetto alternative, mi specchio nel pavimento asettico del reparto per distogliere lo sguardo dagli intubati e mi chiedo come mi sentirei, ora, se avessi taciuto.

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