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E’ un po’ come farsi fare un maglione ai ferri: si parte con mesi e mesi di anticipo per poi riservarsi qualche settimana. Ma sì, per le per le prove e gli aggiustamenti e i ritocchi.

A febbraio mi sono arruolato tra le file degli obesi, mi son fatto schedare, sciogliere, misurare, massaggiare, affamare, scoraggiare, consigliare, dileggiare, testare, inumidire e depauperare. Mi sono mentalizzato come un marine per arrivare al 15 maggio esattamente al peso previsto dal protocollo teutonico.

E poi il test più difficile: il mantenimento. Oscillare di pochissimo ricominciando a mangiare di tutto, ma nelle quantità che la tua nuova consapevolezza di neomagro ti suggerisce. Il tutto per trenta giorni. E poi per sempre.

Oggi, 15 giugno, che altro non è che il mio (ahahahesimo) compleanno, scarto il regalo che mi sono preparato in questi mesi. Salgo sulla bilancia e lentamente abbasso lo sguardo sul display. Il numero digitale che appare è il favoloso,  strafigo, adorabile, sexy e smilzo 68. A gennaio quello stesso strumento di Satana sentenziava 78,6.

Questo regalo mi piace un sacco. Come biglietto d’auguri mi porta la pressione entro limiti accettabili, a fiocchetto il cuore che non corre e come carta da regalo le polo che scendono dritte. Senza curve di declino.

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