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Capita, a volte, di aprire gli occhi prematuri all’alba precoce, all’ora buia dei risvegli ingiusti e di occuparmi inconsciamente del mondo e dei suoi mali. Lo sdegno mi mantiene insonne ed ecco i risultati definitivi come l’impraticabilità dell’energia nucleare o l’imbarazzo della politica estera.

Le consapevolezze del mattino sono lucide, inappellabili, spietate: sono stanco delle pagliacciate che raccontano le compagnie telefoniche, degli uomini senza coraggio che  fingono di osteggiare uomini senza etica, della rassegnazione mascherata da disinteresse e del finto sdegno che cela ideologie stantie.

Ho voglia di guide illuminate, di sentirmi intellettualmente inferiore a chi mi governa, di ascoltare dibattiti che si arricchiscono nel confronto e di respirare ancora il profumo del rispetto.

Non ne posso più di strilli.  Il sussurro della ragione, pretendo. E la carezza dell’arte che sazia anche se non si mangia, l’entusiasmo disinteressato alla divulgazione del bello, i raduni spontanei per  le parole pulite, e poi la musica senza iva e i libri letti a piedi nudi nei parchi.

E poi ho una fottuta voglia di pizza.

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