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Dopo eventi universalmente catalogati come nefasti quali lutti familiari e divorzi contenziosi, è il traslocare l’azione che cagiona maggior danno psicofisico agli esseri umani. Sarà forse il necessario riordino che l’attività comporta o la forzata riesumazione di cimeli, fotografie, mementi variegati e colpevoli inerzie di precedenti traslochi, certo è che il trasferirsi appare  impegnativo, fisicamente devastante e fonte di grande depressione.

Degli innegabili vantaggi dello spostarsi però, mi pare che nessuno (sano di mente) osi disquisire con la dovuta serenità.

Chiariamo subito che io lo faccio spesso (no Matteo non parlo ancora di quello): tra studio e abitazione ho traslocato nove volte negli ultimi quindici anni e – si badi – sempre nella stessa città. Ho acquisito una tal dimestichezza nel comporre gli scatoloni,  sceglierli per misura e peso,  impilarli vicino al muro e descriverne il contenuto sul nastro adesivo, che ormai mi pare un’attività umana ineluttabile,  ciclica, come il cambio delle stagioni, gli scandali sessuali o l’isola dei famosi.

Il primo dei vantaggi del trasferimento frequente è il superamento emotivo del feticismo: l’apologia del “questo no non lo butto ché mi ricorda quando eri piccolo”, la lacrima che t’impedisce di gettare quel regaluccio dal legno lievemente marcito, o il diario della seconda liceo con le foto ritagliate di Bono adagiate su un trionfo di cuoricini rossi.

Ma spostarsi di continuo aiuta pure a prendere coscienza della caducità della vita, a non dare nulla per scontato, a godere degli ambienti in cui vivi e assaporare l’attesa di quelli che ti ospiteranno. E poi nuovi vicini, nuovi caffè, tragitti alternativi che ti fanno scoprire scorci inaspettati, negozi appena aperti, oggetti da comprare, nuovi cantori di strada col repertorio limitato che ti diventa subito familiare.

La cosa a cui meno si pensa è che il trasloco spesso rappresenta il dato tangibile di un salto di qualità della tua esistenza: ti si allarga la famiglia,  puoi permetterti un  mutuo,  o magari sposti l’ufficio in un posto migliore. Certo: potrebberto averti anche sfrattato, ma le deroghe in pejus sono rare e poi non scrivo mai post pessimisti.

Ebbene: in questo preciso momento sto trasferendo lo studio in affascinanti locali che quasi non merito.

Per quello non ho resistito.

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