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I bilanci sono scomodi e spesso fanno pure male, ma eluderli equivale ad ignorare la storia, il che genera mostri e costruisce futuri incerti.

Che il rendiconto di fatti e misfatti dell’anno trascorso non sia l’ennesima scusa per autocommiserarsi, consolidare fallimenti o piangersi addosso. Meglio considerarlo un trampolino per nuovi traguardi, sempre più ambiziosi, tipo non cambiare nulla della propria vita perché va bene così, o stravolgerla completamente perché fa oggettivamente schifo.

Oggi bisognerebbe passare almeno un’ora a svuotarsi. S v u o t a r s i. Oh sì, proprio facendosi domande scomode, ridendo a crepapelle, magari piangendo a dirotto, ma strappandosi da dentro tutto ciò che va cambiato, replicando il rito partenopeo di lanciare dalla finestra le cose vecchie, sperando che non rimbalzino sulla monnezza.

L’anno che verrà sarà l’anno del Coraggio.

Il coraggio di cambiare lavoro, perché alzarsi alla mattina deve tornare ad essere un atto gioioso.

Il coraggio di andare finalmente a vivere da soli, perché rovinano più le madri protettive della solitudine.

Il coraggio di sposarsi, perché i fidanzamenti precedenti si sommano come il possesso per le usucapioni.

Il coraggio di prendere coscienza dei propri limiti, ma solo dopo averli realmente sperimentati.

Il coraggio di lasciar andare le persone, perché accanirsi uccide il buon ricordo.

Il coraggio di perdere degli amici perché la sincerità sfoltisce gli affetti.

Il coraggio di mostrare le debolezze senza ostentarle strumentalmente.

Il coraggio di affrontare la paura, quantomeno per arginarla.

Agli amici che ora nutrono il legittimo dubbio che qualche frase augurale di questo post li possa in qualche modo riguardare, voglio dire: sì, è esattamente così.