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Due meno un quarto. Il mio secondogenito decenne, affamato e solo a casa, da perfetto nativo digitale non mi telefona, ma scherziamo, no, lui mi chiede un contatto sulla chat di g talk e mi scrive sullo smartphone che lui insomma ‘sto ritardo per pranzo non se lo spiega e che comincia anche a preoccuparsi.

Dopo qualche momento di stercoemotività per aver fatto preoccupare il bambino, realizzo che sono stato inghiottito dall’ineluttabile esigenza di connettività. Guardo il mio apparecchio come se lo vedessi per la prima volta e comincio a schiacciare tasti automaticamente: sto cambiando applicazione a seconda del mio interlocutore. Gtalk con la famiglia e gli amici , col fratello minore via di messanger whatsapp per dialogare con gli Iphone, con le socie quello per Blackberry, e poi email per clienti o disadattati del socialnetwork. Assolutamente residuali gli sms. Non telefono neanche più, mi pare inutile avendo il dono della sintesi. Insomma sono tecnologicamente all’avanguardia e quindi modernissimo senza neanche tanta fatica.

Ma posso dirmi  felice di tanta costante perpetua assidua reperibilità?

Senza dubbio. Sì. Lo ammetto. Avere il mondo connesso in tasca lo trovo semplicemente straordinario, perché mi pare di non perdermi nulla di ciò che accade nel mondo e per uno che ha l’urgenza di vivere la sensazione è notevole, tanto da chiedermi come abbia potuto fare senza, prima. Certo bisogna abituarsi a scrivere coi pollici con una tastierina dei Puffi, ma è comunque meno snervante di uno schermo touch dove i tasti son disegnati e senza fisicità. Per quello la mia scelta è caduta su quello nero serioso e non su quell’altro fighetto con la mela (per ora, perché solo gli idioti non cambiano idea).

I miei figli mi hanno chiesto di spiegare la scelta. Schierarsi non fa mai male, ho spiegato loro. Dopo i Rolling Stones contro i Beatles, I Duran contro gli Spands, Oasis Vs. Blur, Berlusconi contro Fini, gli italiani hanno trovato un nuovo motivo di divisione: cultori dell’Iphone Vs. fruitori del BB.  E se fosse politica pure questa scelta, allora Gaber non avrebbe dubbi: l’Iphone è di sinistra e il Blackberry di destra.

Ecco, non so se l’Android sia di centro, ma con l’aria che tira uno smartphone che rappresenti il terzo polo a breve andrà a ruba.

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