Tag

Proprio un giorno particolare quello: bastava guardare gli sguardi guizzanti dei miei giovani soci. Era uno studio gigantesco e noi lo avevamo appena preso in affitto. Quattro incoscienti reciprocamente infatuati che condividevano l’idiozia concettuale che rischiare e vincere fossero sinonimi.  Dal terrazzo sfrontato del mio nuovo ufficio vedevo il cuore antico della città e nessun orizzonte realmente irraggiungibile.

Me lo disse al cellulare mio fratello minore. In America piovevano aerei di linea sui grattacieli.

Internet era inchiodato, lì non avevo la tv. Accesi l’autoradio e raggiunsi la quarta festina di Riccardo.

Nel tragitto realizzai che mi ero sentito così nell’estate del 92, a Volterra. Piantata la tenda vicino alla moto, dal bar del campeggio era arrivata la notizia della morte di Paolo Borsellino. Saltavano in aria giudici senza possibilità di intervenire. Il senso di impotenza era uguale, quel giorno, solo che ora sarebbe scoppiata la guerra, questo percepivo. E  avevo due figli, adesso.

Al parco giochi ricordo l’espressione terrea dei genitori. Ci guardavamo attoniti senza riuscire a dire nulla di vagamente consolatorio. Una cosa notai: nessuno voleva incrociare lo sguardo spensierato dei bambini. Non era il timore che ci chiedessero spiegazioni: erano comunque abbastanza piccoli per bersi una comoda bugia.

La realtà è quel giorno ci sentimmo tutti terribilmente in colpa per averli fatti, quei figli.

Annunci