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L’avevo promesso. Due gatti bastano. Ma sì, in fondo Agata l’avevo accolta cedendo ad una lievissima pressione della signora, ma pure per sgravare il povero Matteo da un malcelato eccesso di felinità domestica e  – non ultimo – per allietare il mite e solingo Gianfilippo, eunuco peraltro, e quindi non periglioso per la di lei virtù.

L’equilibrio è perfetto, simmetrico, il vecchio cane non si scompone, la vaschetta di croccantini trova equa divisione da bravi fratelli e i divani si prestano a turno ad ospitare le morbide coltri feline.

Pace? Equilibrio?

Ebbene, l’animale riprodotto nell’immagine qui sopra si è materializzato sabato nel mio giardino e, miagolando con veemenza insopportabile, mi ha comunicato la sua ferma intenzione di trattenersi. Ora, io adoro gli esseri consapevoli della propria bellezza e sicuri di piacere, ma tanta sfrontatezza non l’avevo mai sperimentata. Questa, una femmina di sicuro per numero di colori e contegno meretricio, mi ha piantato gli occhi grigio verdi azzurri proprio addosso e mi ha ordinato di sfamarla.

Ok.

L’ho fatto.

Ma, dico, offrire una cena ad una femmina mica significa sposarsela no? Ecco. Beh non ci crederete ma la sera successiva si è ripresentata e stavolta voleva che la invitassi da me, la zoccola. Bramava certamente di coricarsi mollemente sui miei divani e magari pretendeva pure le mani addosso a lisciarle il pelo.

Ma se lo sogna. Se lo.

Beh, per ridere un po’ ho provato a materializzare con gli artifizi magici di photoshop i desiderata di questa gatta sfrontata.

Guardate il risultato:

assurdo eh? Un ridere da matti, proprio.

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