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Nei giardini adiacenti alla stazione, su una panchina, ho trovato un appunto accartocciato, in francese. Mi è parso vero, disperato, toccante. Ve lo riporto tradotto letteralmente.

“Oh, basta ora. Mi sfogo.

Lo so, non dovrei dirtelo, ma stasera va così. E te lo dico.

Sì, lo so che adesso sarai con lui a Rue de Rivoli a mangiare coquillage et crustacés, innaffiati pure da abbondante champagne.

Lo so che vi siete dati i baci con la lingua a Jardin des Plantes, e magari ti ha pure sfiorato i brufoli pettorali a Montmartre.

Lo so che tu, ebbra, magari ti sarai concessa a quel bellimbusto, a quel damerino, a quel gaga, all’ombra della Tour, dopo la promenade, o il bateau sur la seine.

Ma per quanto tempo lo vuoi ingannare quel pover uomo? Lo sa che non fumi più e le accendi solo per non isolarlo nel periglioso vizio?

Lo sa quel disgraziato, che tu il venerdì sera tu fingi di avere un altro solo per venire da noi?

Ma quando gli svelerai che bevi solo perché sei sommelier? E che ti sei licenziata da oltre due mesi e frequenti la ditta solo per non deluderlo?

E che ti dirà sentendoti urlare ora in russo ora in spagnolo mentre inforchi scosciata una ducati? 

Ovviamente, l’appunto è frutto delle deliranti doglianze di una mente malata.

Mica esistono donne così.   

  

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