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L’intuizione è un lampo. Una scintilla. Uno squarcio nella foschia del nulla. Ma non arriva da sola,  l’intuizione, no. E’ come l’ispirazione, l’estro, il momento creativo. Chi racconta che quelli son meri colpi di culo sbaglia di grosso: vanno indotti con metodo, pensieri laterali, analogie, arditi sillogismi, chimica talvolta.

L’intuizione è sorella della sensibilità. Da arido non intuisci gli stati d’animo,  la proiezione nella mente altrui ti è preclusa e l’empatia te la scordi. La sensibilità ti conduce invece a livelli di intuizione pericolosi, perché comprendi relazioni prima che si manifestino, assorbi emozioni ancora inibite, ti appropri di sguardi che non ti dovrebbero appartenere, rubi frutti acerbi. E precorrere i tempi significa fluidificare la normale dinamica degli eventi. Non sempre è sano.

L’intuizione è  lo sforzo costante di oltrepassare l’apparenza, addomesticando le farfalle nella pancia, lottando con l’ansia che ingiustificata non è mai. E così finisce che mischi sensi e raziocinio, i vizi si elevano in virtù, il magma creativo sembra preludere al conato e invece produce solo  una minuscola larva, indefinibile nel contenuto, che percepisci sulla schiena come lieve sensazione. Placida e assonnata. Muta e immobile. Che così resta per minuti. Miliardi di minuti. 

E poi arriva la rivelazione. La larva si farfallizza in pensiero, si squarcia la foschia e i nanetti nitidi della razionalità riordinano il caos e sistemano le idee nella casa del sapere, e tutto torna a sorriderti scontato nella sua ritrovata ovvietà.

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