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La sala prove è ricavata nella cantina. Insonorizzata vera, mica coi cartoni delle uova. E poi ha tutto: porta pesante, ricambio d’aria, prese elettriche, interruttori, neon. Perfetta, anche se in sette: tastiera, basso, chitarra, voce, chitarre e direttore artistico, ci si muove appena.

Il direttore artistico sono io: seleziono i pezzi, li canticchio, consiglio le tonalità, individuo la scaletta a seconda delle portate della cena che occasionerà l’evento, insomma, concretamente, non servo assolutamente a nulla.

Ieri il batterista non c’era e si provava senza. L’unico posto a sedere era davanti ai rullanti e allora mi ci son seduto io. Visto che c’ero,  ho dato goliardicamente l’attacco di Californication con le bacchette che trovato. Via di Red Hot. Bella sensazione.

Sono andato avanti a battere ipnoticamente quei pezzi di legno sul bordo metallico del rullante, controllando suoni, accordi e assoli. Ogni pezzo prendevo confidenza e battevo involontariamente più forte. I musicisti fingevano d’ignorare la mia utile quanto discreta base ritmica.

Toccava ai Nirvana. Sì, quella: Smells like teens spirit. Provate a lasciarla in sottofondo mentre leggete, così ci capiamo. Bon, avete presente l’attacco di batteria al settimo secondo che trovate nel video che vi ho graziosamente linkato? Forte eh? Ecco io non l’ho fatto apposta ma avevo tutta la batteria davanti e il pedale della grancassa pronto sotto il piede destro. E poi loro schitarravano come pazzi. Insomma io non l’ho fatto apposta. C’era un’atmosfera dura dura da testosterone tipo birracazzoculofigatette. Io non l’ho fatto apposta ma al settimo secondo io ho fatto l’attacco di batteria dei Nirvana picchiando duro sui rullanti e sulla grancassa. Quello del settimo secondo. Tun ci tun ci tunci.

Si son girati tutti. Compiaciuti.

Han  pure sorriso.

Sono il direttore artistico, io.

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