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Dunque dimmi: se ti beccano a sdilinquirti per un’altra, cosa t’inventi, tu, creativo apologista dell’adulterio? “siamo solo amici, che ti credi.”

E che si ode singhiozzare quando finisce un amore: ma almeno rimaniamo amici?

Solo, almeno? Eh no, dico, qui è tempo di ridare lucentezza  a ‘sto sentimento bistrattato, ingiustamente infangato da fedifraghi e piantati. Così pare che l’amore stia al caviale come l’amicizia alle uova di lompo. Come se l’amicizia fosse un surrogato di qualcosa di irraggiungibile o defunto. Non ti vuole? Beh allora accontentati dell’amicizia, figlia di un dio minore, la via subordinata  alla piena felicità, il purgatorio dei sentimenti, la versione farlocca del divino sentire.

Certo,  non è che sia sempre facilissimo distinguerla. Se mi piaci da matti ma non ti spalpugno, se c’abbiamo un feeling da paura ma non t’intruppo, se siamo inseparabili ma non ti paciugo, siamo amici veri o amanti mancati? Lo so: adesso esiste il trombamico. No, dico, a parte il nome che pare il numero verde di ausilio ai colpiti da ictus, flebiti e trombosi, mi sembra una soluzione ponte che non affronta il problema, ma ci passa sopra. E più volte pure.

Il trombamico è la via pavida all’incontentabilità. Vuoi il confessore, la spalla su cui piangere e che alla bisogna ti dia pure un colpetto friendly. Insomma se intrattieni reiterati congressi carnali con un amico, ecco, quello (benedettiddio) è un amante. Solo che non vuoi ammettere che lui a mettersi con te non ci pensa gnianche morto.

Magari le definizioni di un tempo risultano inesorabilmente obsolete e restrittive, forse le relazioni umane hanno bisogno di nuove forme espressive. Magari dopo l’amicizia su Facebook finirai per concedere anche dell’altro, se ti piace l’elemento.

O forse esiste solo il reciproco piacersi, che assume – a guisa di nuvola – forme diverse a seconda del vento.