Più o meno come al trenino di capodanno, quello del medley carioca con meu amigo ciarlibraun. Tu sei lì che saltelli lievemente e arriva sempre il più ebbro di tutti che si accoda e fa ondeggiare tutto l’allegro serpentone. La sensazione fisica che qualcuno ti sposti di peso e con la coda dell’occhio ti trovi a sbirciarti per un secondo le terga. Ma è solo una sensazione, credo.

Poi per un attimo, un lampo proprio, realizzi che non hai il controllo di ciò che ti sta accadendo, come nei vuoti d’aria mentre voli controvoglia, come in prossimità di un luccicante tornante nella gelida notte d’inverno. Il panico non è il timore delle imminenti conseguenze, ma la lucida consapevolezza di non poter modificare la situazione.

Il cuore ti sale alle tempie, la schiena si irrigidisce e le gambe spariscono, non prima di averti comunicato un leggero tremolio. Poi, come entità di carne e sangue, come congerie di emozioni convulse, come spirito in affanno, vieni semplicemente accantonato e al tuo fianco si siede l’incosciente che non resiste alle curve sulla neve senza un colpetto di freno a mano, che il controllo dell’ESP gli limità la libertà, che oddio quando guidi così non ti sopporto.  E atterri sulla piazzola. E respiri piano facendo rumore di cuore, mentre tenti di accordarlo col ritmo delle quattro frecce.

Questo succede quando ti scoppia una gomma in autostrada.

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