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Immaginate, per un attimo, che il delicato progetto al quale stavate alacremente lavorando da oltre nove mesi sia sfumato per l’idiozia conclamata di saccenti impiegatucoli con lo scroto disabitato.

Pensate per un solo secondo alle notti insonni passate ad elaborare strategie, ammorbidire gli irriducibili, rassicurare i pavidi e motivare gli incerti.

Considerate, pure, di veder svanito il vostro compenso, legato al raggiungimento del risultato, ora tutto da ricostruire.

Ecco. Ora chiudete gli occhi e provate a condividere lo stato d’animo pasquale che, fulgido, mi pervade da un paio di giorni, tipo chiodi che si staccano dalla croce,  sindoni annerite, orribili favelle che spingono sulla lingua ad ogni minimo disguido, voglia di noleggiare un pulmann a due piani per alloggiarvi la gente che deve molto soffrire appena prima di andarsene affanculo.

Il mio gatto nero mi vede e si tocca. Le collaboratrici mi assecondano. Sogno di insultare J Ax fino a scaraventarlo giù dalla finestra a forza di urla disumane. Il termine incazzato raggiunge parossismi inauditi e la blasfemia si fa arte contemporanea nell’inconsueta associazione tra fiere e divinità.

Stamane, in tale demoniaco contesto emotivo, giunge inattesa la mia ex matrigna  la quale, con la consueta leggiadria che offusca in dolcezza la principessa Sissi,  pone alla mia attenzione due vitali questioni che necessitano del mio immediato e risolutivo intervento:

1) “Hanno di nuovo rubato i fiori finti dalla tomba di tua zia. E’ già la seconda volta. DEVI fare qualcosa.”

2) ” DEVI compilare il questionario di gradimento della parrocchia. E COMPILA anche il mio.”

Sarebbe stato un attimo. Girarsi, aprire il cassetto a sinistra del fornello e accoltellare la vecchia. Un incidente, signor Presidente, la mia gatta maldestra passeggiando sul lavabo ha fatto cadere il coltello, poi conficcatosi per avventura nella schiena della donna, stesa sul pavimento per cercare la lente a contatto. E come spiega le altre tre coltellate? Non stava mai ferma, la mia matrigna, signor Presidente.

Sarebbe stato un attimo.

Sarebbe stato.

E invece no.

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