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Il vaio rosso ultimamente ha la tosse. Raucedine ventolosa, vampate di calore, mi pare svogliato, batteria a terra, insomma campanelli d’allarme che chi lo sfiora ogni giorno sa riconoscere.

Da sabato perde i sensi. Zot. Buio e tanti saluti. Sempre più spesso. Lo vedo spento, come.

Allora oggi prendo lo scontrino (la fattura no così la garanzia mi torna biennale) e lo porto in cura. Porto anche la sua valigetta: metti che me lo trattengono in osservazione. Aspetto  parecchio perché sono le urgenze a creare la precedenza e alla fine un signore col camice bianco mi  fa accomodare. Lo prende in braccio, mi guarda fisso negli occhi, è ben chiaro che gli piaccio, lo apre dolcemente, mi induce a rivelargli la password segretissima, tipo il mio cognome e poi, senza smettere di fissarmi negli occhi, mi sussurra tenebroso: le aggiorno il bios della scheda madre.

Un brivido mi percorre la schiena. Nessuno mi aveva mai aggiornato il bios della scheda madre e non so nemmeno se mi piacerà. Resto sul melodrammatico: “ faccia tutto quello che deve.”

Cavi, cavetti ovunque, bip bip bip. Ma è grave? Adesso vediamo. E il vaio? Lui bravissimo, niente rantoli, niente zot. Niente. Proprio come se non fossimo lì per lui.

Ora il provolone di bianco vestito prende uno spray col pungiglione rosso e lo infila nell’intimità del vaio. Così, sfacciato, senza preavviso. E spruzza, il porco. Mi guarda, e rispruzza il maiale. Nuvola di polvere che esce dalle feritoie. Polvere vera. Che gli va sul tavolo operatorio.

Silenzio.

Mi guarda con grande disgusto, veemente disapprovazione, inquieta pietà, e semplice odio anche.

Abbasso i miei occhi pregni di vergogna.

Lo so.

L’igiene intima è fondamentale.

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