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Afghanistan, 1989.

Così Sid Meocorre consegna alla storia l’immagine dell’immigrazione afgana alla fine degli anni 80. Si narra che Steve McCurry, suo mentore, visto lo scatto superbo, ebbe a piegarsi carponi, abbandonandosi poi a lacrime convulse.

Sovente, infatti, la fotografia commuove più della realtà immortalata, complice l’orgoglio dei popoli ritratti, mai rassegnati alla malnata condizione di reietti.

E qui l’espressione dei volti della donna e della figlia appare quasi omologata nella compostezza della gioiosa rassegnazione, nella mestizia elegante e mai stucchevole, che diviene quasi civettuola nella bimba adorabile che stringe la sua valigetta, col fine commovente di emulare la madre, superba per modi e straordinaria per fattezze.

Scatti come questo ci restituiscono l’amore per un’arte sublime e nobile, troppo spesso svenduta a mercanti ciarlatani e modaioli brianzoli senz’arte nè party.

Thank you, Sid.

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