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Ieri sera, mentre mi scapicollavo a 38 all’ora tra Castel San Pietro Terme e Bologna, intervallando curiose apparizioni mistiche a canzoni di George Benson Live in L.A., ho  finalmente realizzato, dopo anni di sperimentazione, quale sia l’atto erotico per eccellenza, l’archè di tutti gli sconvoglimenti psicosomatico sensoriali, la summa dei piaceri della carne e del pesce.

No. Non parlo di quelle cose lì che ci si tocca l’intimità come dei primati, non disquisisco dei lascivi sfioramenti da uomini e donne di Neanderthal, né penso a volgari introduzioni di pezzi di uno all’interno dell’altra e/o viceversa che al giorno d’oggi tra uomini sensuali, transnazionali, eunuchi pentiti e Saffo col baffo, non si capisce più cosa va e dove.

No, non parlo nemmeno di quelle riunioni viziose e sediziose dove gli invitati si scambiano a caso partner e chiavi della macchina, tanto da rischiare di trombarsi la mamma della festeggiata nella Panda 4×4 del giardiniere.

E di certo non mi addentro nei meandri di filmini fatti col cellulare e riversati in rete su Tube di qua e redporn di là, dove ad ogni spinta il telefono si sposta fino ad inquadrare, al culmine dell’amplesso, il vaso finto Venini che hai sulla credenza della nonna.

No, eleviamoci per un attimo ad atti sì tangibili e carnali, ma che avvicinano catarticamente il corpo all’infinito, eludendo tutte le accezioni cronotopiche. E basta scherzare. 

Parlo del massaggio ai piedi. L’unico atto con cui  – aprendo sapientemente il pollice a 310 gradi su tutta la superficie plantare – riesci ad accarezzare il corpo intero della tua fortunata vittima, essendo colà disegnato e collegato ogni più recondito organo umano, dolcemente dolorante o intimamente bramoso di soffici digitazioni.

Si insiste sui polpastrelli, ci si insinua tra di essi, piegandoli a guisa di stretching, si preme in più punti fino a provocar sensazioni estatiche convulse tali da rasentar la riflessologia plantare preorgasmica. Senza dimenticare la caviglia, o meglio: il lembo tra tallone d’Achille e il polpaccio, laddove risiede il magico tendine dell’amore puro.

Allora, stasera, quando tornate a casa, date una carezza ai piedi dei vostri amati. 

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