Tag

Cena della vigilia tra trentasei pochi intimi. Salmone dell’Alaska, zuppe della cognata, seppie e bacalà, e poi mostarda e mascarpone. Per finire: formaggio, perché come diceva Shakespeare “mouth is never tired ‘till it tastes of cow” (la boca no a xe mai straca se no a sa de vaca).

Alla mia destra un amico che non vedevo da tempo mi pare pallido, smunto, triste anche. Gli chiedo se sta bene e lui parte a raccontarmi del suo colesterolo impazzito e della dieta ferrea a cui i sanitari l’hanno sottoposto. Soffre l’uomo, perché la sue quotidiane proteine sono state soppiantate d’imperio da immense insalate condite con olio di riso e spaghetti in bianco.

Al racconto del dessert di yogurt magro, poco dopo aver appreso che nemmeno il petto di pollo alla piastra gli è concesso, i commensali sono visibilmente commossi, io stesso perdo il sorriso, prima indotto dalla simpatica verve dello smunto. Ad un tratto, dopo una breve pausa per riempire i calici di Cabernet dei Colli, l’ex proteico ci confessa sommessamente di sognare spesso cotechini farciti di broccolo fiolaro e gorgonzola spalmato su pane all’olio. Omette per decenza le polluzioni notturne che tali visioni oniriche certamente gli inducono. Ammette invece che il giorno del suo compleanno ha ingurgitato per tutta la giornata i piatti dei suoi sogni, godendo come un levriero pezzato del salento.

La tavolata si stringe intorno al poveretto. Chi suggerisce di ricorrere alla chimica, chi lo consola ipotizzando un solo trimestre di privazioni per poi tornare ad una dieta magari più equilibrata, chi saggiamente gli consiglia di cambiare il dietologo allievo del dott. Mengele.

Io, contrito, mi scaglio contro la genetica che rende intere famiglie schiave del colesterolo cattivo. Poi, per pura curiosità gli chiedo: “senti ma quante volte mangiavi carne in una settimana?

Due volte al giorno.”

A Natale vaffanculo non si dice, ma se lo pensano in 35, il destinatario se ne accorge.

Annunci