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” Oggi sono stato ripreso. Con garbo, gran classe e tatto felino, ma la reprimenda è giunta inattesa.

Imputata è stata la mia insistenza, che a torto ritenevo gradita, verso alcune persone che evidentemente non avevano in animo di condividere la delicata porta della reciproca confidenza. Avevo affrettato il sacro processo di intimizzazione, senza tener in alcuna considerazione la circostanza che ogni anima si schiude con dinamiche e tempistiche proprie, a volte intelleggibili. Non ho voluto interpretare i garbati segnali di diniego, le manifestazioni di velato fastidio che mi giungevano sempre più frequenti. Tardavo nella comprensione che se bussi all’uscio e non ti aprono non importa se la magione è disabitata oppure non ti gradiscono: non insistere è sempre la regola migliore.

La confidenza è un invito. Lasciare al prossimo questa opzione è un segno dovuto di grande rispetto; al contrario imporsi risulta quantomai devastante, genera ipocrisia e rifiuto. E  quello brucia. 

Perseverare infittisce il solco della separazione. Forse è meglio  riflettere sulle ragioni del diniego fino ad accettare che sovente una ragione non c’è. Semplicemente non era il modo o il momento. Punto.

Il mondo non è obbligato ad accettarci per il solo fatto che esistiamo.”

(Stalk Hutson da “I said no” 1956 Ed. Latratidivini, pagg 210, euro 13)

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