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Era facile scorgere quella Bentley color champagne spettinare i girasoli nella commovente pianura toscana. Nel Chianti non ci si sorprendeva più per lo sfoggio di opulenza britannica. Quell’automobile d’altri tempi era quasi un appuntamento fisso per i contadini della zona, che quotidianamente interrompevano le loro gesta millenarie, si toglievano il cappello di paglia e strizzavano gli occhi contro il sole per carpire il segreto celato dai vetri oscurati.

Mollemente adagiata sui lussuosi divani posteriori, viaggiava lei, tra un Soroptimist e un Rotary, bellissima quanto annoiata dagli agi immeritati della sua fortunata esistenza di ereditiera. Il grosso cappello, diverso ogni giorno per foggia e nuance, la riparava dal sole generoso di giugno e dagli sguardi invidiosi del popolo bestemmiatore.

Al ritorno dai noiosi the di beneficienza era solita abbassare il vetro divisorio e rivolgersi pigramente all’autista:” Well, I’m not really hungry. I just..” A quelle parole il conducente era solito rimproverarla con mediterranea dolcezza. “In italiano, Milady. In italiano.” Poi accostava la vettura sul ciglio sterrato e conduceva la dama tra i girasoli, ottimi ad occultar il turbine dei loro amplessi, sovente consumati al costume delle fiere per far scempio di quelle terga d’oltremanica.

Quella settimana la beneficenza impose viaggi quotidiani e con altrettanta cadenza si consumarono gli spuntini bucolici tra i girasoli. “Well I’m not really hungry, but…” A quelle parole il maggiordomo accostava la Bentley color champagne e senza nemmeno togliersi la livrea espletava le sua mansioni, tormentando i lombi della sua graziosa datrice di lavoro.

Il sabato, la dama, visibilmente provata dai viaggi, abbassò il vetro dell’auto e con fortissimo accento british disse:

Ambrogio, it hurts me…… ho come un dolore al sedere.”

“Milady, con tutta la cioccolata che mangia!”  

 

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(* per Elena quella di Londra)

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