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Sono anni che tento di insegnare ai miei figli alcuni dogmi del vivere civile. Il più importante è il rispetto dell’autorità, sia essa genitoriale, nonnale, ziale e soprattutto scolare. Sono anni che evito di criticare gli insegnanti direttamente o di fronte alla prole discente per non minarne la credibilità e quindi il potere costituito.

A casa della nonna comanda la nonna perché la territorialità è un dogma, a scuola si va perché –  ti piaccia o no –  è un obbligo di legge e la legge si rispetta perché se a calcio giocassimo senza regole saremmo ancora alla pallacorda o alla mano de dios di Diego Armando Maradona.

Non tollero che ci si prenda gioco dei militari, specie se saltano in aria per assurde regole d’ingaggio e cerco di trasferire il concetto che rispettare le istituzioni non significa condividere il pensiero di chi le incarna in quel dato periodo storico, bensì comprendere che sono il frutto di battaglie di chi credeva nel vivere civile e nella democrazia.

Ecco, oggi, di fronte ai reiterati insulti alla Corte Costituzionale, alla Magistratura, al Presidente della Repubblica, al Parlamento,  io cosa racconto ai miei figli?

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