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Brandon e Steve si erano conosciuti al college, durante  gli allenamenti del cannottaggio. Per mesi avevano plasmato i loro corpi statuari, sbirciandosi furtivamente i bicipiti in spogliatoio. Il MIT di Boston li aveva accolti entrambi per la innegabile smania di conoscenza che li accomunava, assecondata da un’intelligenza fuori dal comune.

Non ci misero molto ad innamorarsi e per suggellare tale unione avevano organizzato quel viaggio in Oriente.

Si presero per mano emozionati davanti alla scaletta che li introduceva nella pancia enorme del 747 della Cathay Pacific e la pelle delle poltrone della business class conferì il lusso necessario a quella magica luna di miele.

Terminato il decollo, gli steward spensero le luci per assecondare il sonno di quel viaggio notturno, ma Brendon esternò con le sue ardite carezze, ben altre intenzioni. “Ehi ma sei matto, ci vedono“. “Macchè, dormono tutti…guarda” -alzando la voce – “QUALCUNO HA UNA CARAMELLA?”

Il silenzio che seguì autorizzò la languida discesa negli inferi amorosi, dove il piacere funse da cuscino e la lussuria da coperta.

Il mattino seguente, poco prima che iniziasse la fase di atterraggio, Steve andò al bagno e sulla porta incrociò un passeggero dolorante con una mano premuta su una guancia.

“Signore, ma lei sta male, posso aiutarla?”

“Un mal di denti terribile che mi perseguita da ieri”

“Ma non poteva chiedere un’aspirina al personale o ai passaggeri?

“Scherza? Qui dentro? Ieri  solo perché uno aveva chiesto una caramella se lo sono inculato tutta la notte!”

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