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Gli uomini hanno intimità inattese.
Indossano sempre le stesse sei camicie, anche se ne posseggono in quantità. Si annodano al collo cravatte scaramantiche, ma in compenso hanno una vasta cerchia di mutande preferite.
Al mattino, quando aprono il cassetto dell’intima pertinenza, ne lasciano sempre per ultime tre o quattro che stanno loro sulle balle. Bravo e dove sennò. Rifacciamo. E lasciano sempre tre o quattro capi di biancheria verso cui hanno sviluppato una intima idiosincrasia. Perché stringono, perché fanno caldo o perché non sono abbastanza glam, cool, trendy, fashion e insomma la giornata butta che magari le mostri, ‘ste mutande.

Beh, se sei sposato e non hai il pieno controllo del ciclo lavandarico delle tue mutande, succede che una mattina apri il cassetto e accidempolina ti son rimaste solo quelle tre  importabili. E non è che te ne puoi uscire con commenti troppo stizziti, perché non hai a che fare con la filippina collaboratrice occasionale ignota all’INPS. No, stai parlando alla tua signora, che se ti lava le mutande devi solo ringraziare e massaggiarle i piedi. Però solo quelle hai quella mattina. E sono cazzi. Al vento.

Le flessioni del ciclo lavandarico seguono altri cicli naturali e sovente il commento sulla penuria mutandesca ti è del tutto inibito e allora  devi rassegnarti ad indossare lo slippino scrauso.

Io ce l’ho l’ultimo dei miei capi. E’ uno slippino Hollywood, sì quelli pubblicizzati dal tronista Costantino Vitaliano, che a lui stavano anche decenti, ma a me molto meno. Credo sia il colore: bianco sulla fascia con la scritta Hollywood sproporzionata, e nero notte buia senza luna nel resto dell’indumento.  Me lo regalò un’amica spiritosa operante nel campo della moda, ignara del fatto che io porto solo boxer morbidi aderenti (e tale ignoranza stronca sul nascere ogni velenosa illazione).

Orbene, visto che alcune provvisorie morbidezze in via di repentino assorbimento non mi consentono di portare con dignità lo slippino in questione, va detto che lo indosso solo se ho la granitica certezza che non verrà esibito in occasioni sportive o ludico-ricreative.

Una sera, stanco della mia eccessiva autocritica, osai esibirmimi hollywoodiano alla mia signora. La risata convulsa che ne seguì spense l’eros come un canadair sopra la Sila.

E quella sera si lesse.

Perché la letteratura si ciba di delusioni.

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