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Bella non lo era mai stata, Mòsciola. Il nomignolo affibiatole da un gruppo di pescatori marchigiani attestava quanto la poveretta fosse totalmente priva di fascino ed avvenenza.

Ciò che la feriva di più era il ludibrio a cui era continuamente sottoposta anche in famiglia. La madre la osservava con malcelato compatimento ed il padre quasi si toccava quando le passava accanto.

Lo status morfologico di cozza cominciava seriamente a minare il suo equilibrio psico fisico.

Inutile dire che di uomini non se n’era mai parlato. Alle soglie dei quarant’anni era irrimediabilmente illibata e deflorazioni imminenti non erano previste. Le mancava il sapore salato degli uomini sulle labbra, il loro gusto proibito nella gola, le linee dei glutei disegnate dai suoi titubanti polpastrelli.

Il giorno del suo quarantesimo compleanno Mòsciola agì d’impulso. Prese la corriera e si recò dalla chiromante del paese, la Sibilla Numana, detta anche Maga Sintesi per l’assoluta carenza di fronzoli dei suoi verdetti. L’operatrice dell’occulto la accolse nella sua tenda, la annusò, le lesse l’iride, le diagnosticò una lesione cartilaginea in zona menisco da confermarsi tramite risonanza magnetica e, finalmente, le lesse la mano e verificò l’analisi consultando gli immancabili tarocchi. Alla fine scosse la testa e sentenziò: “Non ci sono cazzi.”

Grazie maga questo l’ho notato pure io” – rispose stizzita Mòsciola – “qualche previsione per il futuro?”

In questa vita no” – aggiunse la maga – “ma nella tua prossima vita sarai piena di uomini.”

Mòsciola pagò in fretta ed uscì in preda ad un pianto convulso di delusione.  Camminò lentamente come un automa, ma passo dopo passo cominciò ad assaporare l’ipotesi di un’altra vita. Una vita diversa da questa. Una vita serena, piena di uomini, di sesso, di felicità. Cominciò a ridere, e ancora a singhiozzare dalle risate, sempre più forte, urlava di gioia adesso e saltellava come una gazzella impazzita. Giunta al cavalcavia che superava la provinciale per il mare, chiuse gli occhi e si lanciò di sotto, di schiena, a braccia aperte, come in volo.

Atterrò sul camion di frutta di Gino il Maceratese, quel giorno stracolmo di banane. Per l’impatto Mosciola perse i sensi per qualche minuto. Al suo risveglio non aprì nemmeno gli occhi. Tastò il suo letto di banane, le toccò ad una ad una e col sorriso della gioia disse: “Ok ragazzi, adesso uno alla volta però.”

 

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Pigi, ancora tu muso ispiratore.