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Insonnia afosa, costellata solo da punture d’insetti. La mia mano si fa nuvola nell’ombreggiare la luna glutea che mi giace accanto.

Mentre ragiono sui modelli comportamentali che portano alla felicità, le fusa preannunciano Gianfilippo che balza sul letto, lecca la gamba di lei e le si addormenta sul polpaccio.

Il gatto non si preoccupa di essere accettato: lui esiste. Non chiede: esige. Non gironzola: si appropria dello spazio circostante. Concede affetto a suo piacimento e non tollera costrizioni. E’ pulito, soffice, autonomo, paraculo, magro, agile, ben accetto sui divani, silenzioso, mai invadente, amato, rispettato, utile, decorativo.

Eccola la rivelazione che mi soggiunge felpata: il contegno felino porta alla felicità, mentre va certamente abbandonato il modello canino, foriero di solitudine, vita grama e bastonate.

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