Ieri sera, mentre mi preparavo per un lussouso party in un esclusivo golf club patavino, ho indossato con la consueta leggiadria una delle mie camicie, rigorosamente nera, orgogliosamente slim. Giunto ad allacciarmi la stoffa appena sopra i pantaloni, ho notato che alcuni  bottoni allocati nella fascia addominale opponevano una certa resistenza.

Incuriosito dalla circostanza insolita, sono salito sul mio apparecchio pesa persone elettronico, munito di slot interna per l’alloggiamento di sim card: superati i 75kg fa partire automaticamente un sms alla dieteologa. Ieri sera il display ha visualizzato questo incomprensibile testo: Warning. Fat Man. Stop the spritzes. Now!

Ho consultato lo specchio e ho notato una certa inspiegabile rilassatezza, quasi una protuberanza capace persino di occultare gli innumerevoli trampolini della tartaruga.

Con una agitata apprensione ho cercato muliebri conferme, ottenendo un sibillino: ma a me piaci morbido, panzerotto. Allora ho chiamato gli amici quasi in lacrime, spiegando loro il fenomeno. Le donne hanno ammesso che l’ escrescenza in questione la conoscevano e ne apprezzavano comunque la sicurezza e l’agiatezza che comunicava, gli uomini, pragmatici ma aridi,  consigliavano di accettare l’ineluttabile e rotondo destino del post quarantenne. Un amico sardo ha così paventato sfasci fisici prodromici all’abbandono: prima Porto Rotondo e poi Porto Cervo. Infame.

E allora eccomi qui, triste e dubbioso, davanti all’edicola; ho in mano ben tre riviste tartarugate che mi spiegano come essere un vero uomo in forma e desiderato da donne strafighe che si ninfomanizzano al sol mirarmi.

Le rimetto giù. Non servono. So già come far sparire la pancia in tre giorni: basta tirarla dentro trattenendo il respiro. So anche dov’è il punto gigio, postulandone, si badi, la controversa esistenza.

E so anche come farla urlare in camera da letto: basta asciugarselo sulle tende dopo l’amore.

 

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