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Ho notato un diffuso imbarazzo  nelle donne quando devono definire il proprio partner non ancora trascinato all’altare, ma condannato ad una vita nel peccato.

Posto che non possono dire: ” Ti presento il mio convivente more uxorio“,  perché convivente svela una chiara condizione socio sessuale e il garante per la privacy si dispiacerebbe, e poi perché il latinismo suona radical chic e pochi se lo possono permettere, resta il problema di come definirlo compiutamente, con soddisfazione, senza imbarazzi, il convivente, e mi pare che la lingua italica offra le seguenti opzioni che di seguito vado ad elencare.

Ti presento il mio boy. Allora se hai più di 15 anni ti ridono in faccia e gli sputi ti finiscono nello spritz. Ed è brutto, specie se prediligi lo spritz liscio.

Ti presento il mio lui. Fa Cosmopolitan anni 80. Eviterei.

Ti presento il mio ragazzo. Prova a dirlo se c’hai 40 anni e poi vedi gli sguardi di compassione.

Ti presento il mio fidanzato. Sì, carino, ma suona ottocentesco e implica l’anello che ormai è desueto e magari il tuo lui s’è comprato la moto coi soldi dell’anello, ‘sto impunito.

Ti presento il mio compagno: parte l’internazionale e tutti sulla piazza rossa a bere vodka col colbacco dopo aver mangiato svariati bambini.

Ti presento il mio moroso: è vero che non è dialettale ed è la contrazione di amoroso, ma è troppo nordico e non attecchisce oltre il Po.

Ti presento quello che mi scopa: mah, mi pare un po’ troppo intimo. E magari non è neanche l’unico.

Ineluttabile, allora, ricorrere ad un neologismo, che non è la rassegnazione ad un errore riterato (come disdettare o promozionare), ma è uno sforzo creativo per arricchire il linguaggio deficitario.

E ci vuole qualcosa di ben romantico, intanto, per definire l’uomo con cui condividi il letto il bagno la cucina e soggiorno duplex, magari parzialmente da riattare. Una cosa preziosa, come un monile, un cammeo, un gioiello. Tipo una perla o un corallo. Ecco, un corallo.

E poi c’è l’amore, il sentimento, l’affetto, il trasporto, l’emozione, le lacrime. Insomma il cuore.

Propongo: cuorallo e lacrimazzo. Il primo per le romantiche, il secondo per le voluttuose.

E la Crusca è allertata.

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