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Quel giorno la tensione si tagliava col coltello da pane, quello zigrinato. Ancora oggi alcuni anziani ricordano cosa successe il 18 giugno 1994.

L’emozione non era di poco momento, soprattutto per chi ci aveva fatto dei progetti su quello stupendo ragazzo, promessa riconosciuta. 

Fervevano i preparativi sulle terrazze patrizie, sulle verande borghesi e sui  poggioli plebei. Stendardi, bandiere e televisioni coloravano le vie palladiane.

L’avete capito no? L’Italia iniziava il suo cammino mondiale ad USA 94 e tutti in città eravamo elettrizzati: c’era il nostro Robertino Baggio da Caldogno, che non faceva mica Kakà.

Io, per distrarmi dall’attesa spasmodica, decisi di sposarmi. Presi la fanciulla che amavo e ci dissi: vuoi sposarmi te?

E lei: “insomma, sei stato un po’ stronzo, però ci hai un bel culo e spesso mi conduci al riso con della sana ironia. E dunque sia.”

Ci sposammo in fretta e furia, facemmo una veloce merenda e poi tutti davanti alla Rai TV (o si chiamava ancora EIAR?) e via con Italia Irlanda.

Perdemmo. Uno a zero. Allora cacciai via tutti e andai a coricarmi anche al fine di escutere lo ius primae noctis quale remedium concupiscentiae. Smontai la tenda montata dagli amici sul letto in pochi secondi a guisa del Gran Mogol.

Lei s’addormise, io col favore delle tenebre la sveglietti e lei espresse un leggero disappunto.

Tranquilli. Poi andò tutto per il verso giusto: l’Italia andò in finalissima col Brasile.

Il rigore di Roberto Baggio a Pasadena e il cazziatone allo Splendido la prima notte di nozze hanno qualcosa in comune. 

 

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