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Il cinema neorealista e poi il filone trash dei B movies anni ’70 hanno contribuito ad arricchire il linguaggio italico di espressioni tipiche regionali, in ispecie quelle triviali. Non è raro oggi sentire pirla nelle calde vie di Palermo o minchia a Cagliari o, ancora,  mona ad Ancona (a ridaje).

Il dialetto che più si è annidato nelle nostre quotidiane espressioni è stato  il romanesco, quello di Gassman, di Albertone, ma anche di Bombolo o di De Sica figlio.

Tuttavia, la progressiva romanizzazione della lingua italiana non va esente da controindicazioni e rischi concreti, specie per gli stessi abitanti della Città Eterna,  i quali ormai stentano a distinguere la madre lingua dall’idioma locale.

Capita, così, che una mia amica di Trastevere si ostini ad usare il Topexan come detergente intimo.

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