Tag

, , ,

Non l’avevano mai percorsa di notte, quella strada. L’aria si era fatta ormai mite e la capote poteva restare aperta, più per far contento il piccolo che per il clima. Lui col naso all’insù guardava tutte le stelle che ci stavano nei suoi occhi e ogni tanto rompeva l’incanto per rivolgere a suo padre qualche domanda cosmica sul numero delle galassie o il colore delle stelle spente, certo che sarebbe rimasta priva di riscontro. Poteva farlo, erano soli, loro due, e tornavano a casa dopo una giornata insieme.

– “Papà, perché ci sono tutte quelle ragazze sul marciapiede?”

– ” eh, perché perché. Lavorano.”

– ” E che lavoro fanno?”

– “Che lavoro fanno…vendono felicità.”

Tornò a guardare all’insù, soddisfatto di aver finalmente ottenuto una risposta, che gli parve, sul momento, adulta, sincera anche. Svoltarono verso la via della scuola, dove ancora albergava copioso il mercato della felicità. E poi a casa. A letto ché è tardi.

Al mattino, prima della scuola, il bimbo rubò alcune monete dal comodino del padre e se le infilò in tasca, evitando lo sguardo della mamma, che l’attendeva impaziente in macchina.

All’intervallo, poi, sgattaiolò fuori dal cancello ottocentesco dell’istituto, girò l’angolo e riconobbe una venditrice di felicità. “Signora “-disse – “quanta felicità può vendermi per cinque euro?”

La signora gli sorrise a lungo, lo prese per mano e lo condusse nella propria dimora, poco distante. In cucina, tagliò tre grosse fette di pane, le spalmò senza risparmio di nutella e gliele porse, materna.

La sera a cena, con gli occhi ancora sognanti, il bambino annunciò al padre: “Papà, lo sai che sono stato da una venditrice di felicità?” Il pover uomo sputò tutta la minestra che aveva in bocca e con un rantolo chiese confuso dallo sguardo inquisitore della moglie: “Ma….come. Insomma che hai fatto?

Guarda, la prima proprio di gusto, la seconda così così e la terza ero stanco e l’ho solo leccata.”

————————————

(grazie pigi, muso ispiratore)

Annunci