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Io una volta mi ci recai in uno di quei locali là.

Ci andammo in gruppo per festeggiare un tardivo addio al celibato di un collega. Lo so che state già sorridendo, malfidenti che non siete altro, ma se la smettete di tirare conclusioni affrettate, vi racconto fedelmente com’è che andò. Oh.

Dicevo, si stava tutti noi sei o sette bei professionisti giovanili seduti su un divanetto tondo che assecondava la forma di un tavolino. Dal centro del tavolo partiva un lungo palo, fino al soffitto. Sopra al tavolo, champagne. O prosecco. Ma chissenefrega.

Insomma, tutti seduti di fronte al palco centrale a fruire della seguente esibizione: una ragazza, al ritmo di una lasciva melodia, ondeggiava i fianchi e pareva avere tutta l’intenzione di privarsi della biancheria intima. Infatti si tolse in pochi istanti il reggiseno e, potete credermi, a un certo punto decise di sfilarsi pure lo slippino, che già, in ragione delle ridotte dimensioni, lasciava ben poco all’immaginazione.

L’imbarazzo tra noi astanti si fece palpabile. Sottolineo i termini astanti e palpabile, per chi si fosse sintonizzato solo ora .

Nel bel mezzo del demoniaco ondeggiare, la ballerina, altrimenti definita figurante di sala dal contratto collettivo nazionale di settore, con maestria giocoliera riuscì ad estrarsi dall’Innominata una sorte di colorato pallottoliere, lanciandolo tra la folla in tripudio. La folla, per inciso, era composta di soli uomini, i quali fischiavano come al ranch, battevano le mani sul tavolo e sovente trascendevano in commenti triviali.

Dopo il lancio dell’oggetto colorato, ella, molto probabilmente una ragazza dell’Est Europa, si avvicinò al nostro tavolo e con un poderoso colpo di reni si avvinghiò al palo, a testa in giù. Pareva una serpe. Un gesto atletico che tutti noi ammirammo rumorosamente pensando ad una sola cosa: il cirque du soleil.

La serpe cominciò a scendere caposotto. Allungò la lingua biforcuta e lentamente la infilò nel collo della bottiglia. Nessuno bevve più, poi: s’era già bevuto abbastanza prima.

Una piroetta e, come d’incanto, la ragazza si catapultò sul nostro divano, completamente priva di indumenti. Cadde proprio in braccio ad uno di noi, il più bello (no, non il più splendido). La signorina ebbe quindi un tardivo sussulto di pudicizia: prese le mani di lui e si coprì i seni.

All’istante fummo avvicinati da alcune ragazze spuntate dal nulla. Com’erano abbigliate ci insospettì non poco.  Ma pure l’offerta di esibirsi privatamente con un contributo spese di euro cinquanta ci lasciò letteralmente a bocca aperta. Capimmo in un lampo che non erano innamorate. Allora noi, fieri e delusi per l’assenza di sentimento, si rifiutò l’offerta con moderato sdegno. Sul punto, va detto, alcune testimonianze divergono, ma insomma i dettagli annoiano.

Lo ammetto: il sesso in pubblico mi ha sempre imbarazzato. E anche quando si faceva l’amore di gruppo in spiaggia, tiravo sempre un sospiro di sollievo all’arrivo della polizia.

Scherzo, ovviamente.

Mica arrivava sempre, la polizia.

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