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UOMINI!

Smettete pure di rompervi la testa. Abbandonate ogni ricerca. Cessate di dannarvi l’anima.

Sono migliaia di anni, sin dalle prime incisioni di Cosmopolitan nelle grotte di Postumia, che ce la menano con l’esistenza di questo magico bottone. Ci hanno preso in giro. Non c’è mai stato lo straccio di una prova scientifica che ne attestasse la presenza in qualche oscuro anfratto femmineo.

Secoli di sberleffi agli uomini volenterosi che ravanavano come ostetriche ubriache alla spasmodica ricerca del piacere femminile. Decenni di frustrazioni alimentate da farlocche testimonianze pubblicate su tutte le riviste patinate del pianeta.

Negli anni 80, al termine delle feste più riuscite, sentivi dire negli angoli più appartati: “Ehi non stai mica cambiando il carburatore al Fantic!” Che vergogna.

Nel 2003 due hacker australiani esasperati hanno addirittura craccato la playstation per tentare un’ecografia alle fidanzate. Ma niente.

Prendiamone atto una buona volta e gridiamolo a gran voce: il punto G non esiste. Interrompiano i cineforum e saliamo sul palco a gridare: il punto G è una boiata pazzesca.

Lo so: è triste, ma bando alla depressione. La scienza ci offre uno spiraglio.

La rivista scientifica giamaicana “ Blowing in the winx ” che da sempre si occupa di universo femminile, ha pubblicato lo scorso dicembre i risultati di una ricerca effettuata nell’Italia nord orientale. Lo studio ha evidenziato la probabile esistenza, in tre soggetti, di un punto nevralgico che si troverebbe tra l’ipofisi, le sorelle Ramonda e il telecomando di Sky: il punto GIGIO.

La prima donna sottoposta all’esperimento, dopo una leggera pressione sul punto gigio, avrebbe deviato il suo percorso dall’Ikea ad un sexy shop.

La seconda, intenzionalmente stimolata, avrebbe interrotto la visione di una fiction con Raoul Bova per dedicarsi al fantacalcio.

L’ultima, e qui l’esperimento per noi difetta di credibilità, alla proposta di dormire abbracciati, avrebbe risposto al marito: “eh no ciccio, stasera si tromba!”

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