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free hugs

Fino all’altro giorno non lo sapevo. Ora lo so e la cosa mi rallegra. Esiste un movimento spontaneo che offre abbracci gratis ai passanti, così, da sconosciuto a sconosciuto. Quei ragazzi non raccolgono offerte, non vendono azalee, non chiedono sottoscrizioni per onlus benemerite e non regalano colombe. Niente di tutto questo: ti abbracciano e basta, con un cartello appeso al collo che dice free hugs : abbracci gratis.

Il successo dell’iniziativa pare si replichi senza sosta. Domenica, all’ombra dell’Arena, parecchi passanti si sono gettati senza fretta tra le braccia dei simpatici huggers, incassando sorrisi solari e abbracci sinceri.  Un’amica lì presente mi ha rivelato testualmente di non potervi proprio resistere.

Mi auguro che presto i volontari reclutino anche degli improvvisatori di complimenti: provoloni veloci di spirito che ti guardano per un attimo e ti galvanizzano con lusinghieri quanto azzardati giudizi.

E poi vorrei anche gli accompagnatori silenti: qualcuno che ti prenda sottobraccio e ti ascolti una mezzoretta senza rompere i coglioni con giudizi non richiesti.

Infine mi piacerebbe incontrare le dispensatrici di sorrisi, magari nei negozi, intente ad insegnare alle commesse che gli avventori si salutano con grazia, visto che ti mantengono.

Toh, abbiamo involontariamente gettato le basi per un mondo migliore. In fondo basta capovolgere la prospettiva: da hugs free a free hugs .

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lettera d’amor

Chiarissimo dottor Nori,

Vi metto a parte, con questa mia, di un increscioso episodio occorsomi proprio ieri, all’ombra dei veronesi ruderi.

Giunto in una graziosa libreria, ebbi a domandar nuove sul Vostro scritto intitolato si chiama francesca questo romanzo, non rinvenendo nemmen una misera copia negli affollati scaffali testè consultati. L’operatore, dopo un accesso all’elaboratore elettronico, mi svelò che il romanzo non era colà annoverato ed era pressoché…. introvabile!

M’assalì allora un sentor d’angoscia degno delle peggiori sventure.

Perché dovete sapere, chiarissimo Dottore, che l’opera Vostra non era destinata ad allietar le mie notti insonni, bensì ad alleviar le pene di un’amica cara, di cui, per pudor mio e pudicizia di lei, non svelerò anagrafe alcuna.

Ella si ciba invero degli scritti che portano la Vostra firma, diciassette, se non vado errato, e con tale contegno ha finito per sviluppare una sorte di dipendenza fisica e finanche psicologica che la porta sovente a riferirsi a Voi quasi, mi perdoni la licenza, come un dio pagano.  Non v’è conversazione in cui ella non infili, spesso a cazzo, la nomea Vostra, graditissima si badi, ma ahimé inconferente col tema trattato nel frangente.

Mi giungono allertate voci patavine sull’astinenza della poverina, aggravata da schiuma alla bocca, frasi sconnesse, degenerati costumi sessuali durante riunoni sediziose che s’ostina ad appellar rooster party. Non Vi nascondo l’apprensione che tutto ciò comporta in noi che ci prendiamo amorevole cura della sventurata. 

Solo facendole dono del romanzo sopra citato riuscirò ad alleviar tanta pena ed è per questo che ho avuto l’ardire di scomodar la Signoria Vostra per conoscere il luogo ove acquisir, al soldo, s’intende, lo scritto in questione.

Nel ringraziarVi per tanta comprensione, Vorrete gradire le più splendide attestazioni di stima da colui che ha in comune con Voi una sol cosa. Pancetta.

SQ

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