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Rivelazioni/9 – mostardo!

A pranzo, mentre davo fondo gli avanzi delle libagioni natalizie, a dieta astutamente sospesa per rincoglionire l’arcigno metabolismo, ho assunto distrattamente una badilata di bagigi (che son arachidi oppure spagnolette se sei superpippo), ho avvicinato le vaschette trasparenti che sostavano a sinistra del bicchiere e ho assaggiato il mascarpone: buono, bianco, dolce come una crema, ma anche salato alla bisogna. Poi ho intinto la forchetta nella mostarda: densa, torbida, con i pezzi grossi che emergono quando meno te l’aspetti. Piccante, soprattutto, tanto da offenderti le narici, a volte. Terminati gli assaggi, complici le bolle di colesterolo giunte al cervello, prima di accingermi alla prelibata commistione degli elementi di veneta tradizione, ho avuto la mia nona rivelazione, che mi accingo testé a svelarvi.

Orbene, ho realizzato che gli uomini sono di due tipologie: il mascarpuomo e il mostardo. 

Il mascarpuomo è dolce, sensibile, capisce le donne, lo porti dove vuoi, non sporca, è assolutamente zerbinato, pulisce la casa, lascia alla donna le decisioni oppure le condivide fintamente per non deluderla, piace ai gay, forse anche un po’ lo è, sa cucinare, fa sesso solo se ama e spesso si agita tanto che i pantaloni li toglie per la seconda. Ama i figli, va in campeggio però in bungalow e piange quando nei film muoiono i cani, anche se di vecchiaia. Dà del lei alla suocera, lavora il sabato mattina ma giammai la domenica, partecipa personalmente ai visitoni, non si abbona a Sky sport e taglia l’erba al sabato pomeriggio dopo le 3. E’ deluso dal centrosinistra, ma lo vota perchè non lo sa neanche lui, fa beneficenza e a Natale non compra cazzate. Ascolta la musica degli anni 70, spesso perde i capelli, accetta deprimendosi l’invecchiamento cerebrale e predilige le posizioni dell’amore dove ci si guarda negli occhi.

E il mostardo? Non ve lo direi neanche com’è il mostardo. Perché quello aspettate voi, e lui lo sa e vi farebbe morire nell’attesa, il mostardo, lui.

Lui non chiede: prende, decide, si arroga, avoca, comanda. Lui ha una macchina sportiva e guarda il culo alle donne. Lui considera la monogamia maschile come un inutile laccio occidentale e per l’apologia dell’adulterio aforisma Schopenauer senza averlo letto. Lui è disordinato, si rade quando ne ha voglia, vizia le figlie, non gioca mai a Scarabeo, fuma, beve e spesso prende la donna al costume delle fiere (a pecorina se sei superpippo). Ma quanto piace il mostardo. Gli si perdona tutto, perché è maledetto, poeta, geniale, incorreggibile, uomo. Ecco, è finalmente, veramente, inesorabilmente, dannatamente,  rudemente e porcamente U O M O.

Il palato si gode la perfezione della sublime unione del mascarpone con la mostarda. 

E l’uomo perfetto non può che essere il risultato della fusione dei due archetipi. L’alternanza è schizofrenia, la giusta fusione si ha solo nella magica commistione tra le due anime dell’uomo.

La perfezione è quindi l’uomo dei gemelli.

 

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Donne, du du du

Uomini si diventa. Donne si nasce.

No, stavolta i trans non c’entrano. Parlo di come gli uomini siano il risultato di un’evoluzione graduale del loro atteggiarsi, dove il risultato finale, salvo rari casi, non ha più nulla dell’origine infantile. Le donne invece nascono già donne. Il loro contegno femmineo, grazioso, dolce, ma  anche smorfiesco, malizioso e paraculo è presente già al primo vagito. La natura offre loro quest’arma micidiale da contrapporre al vigore fisico del sesso forte.

La determinazone, per esempio, è femmina. Le bambine non mollano mai e fino a quando non hanno ottenuto il risultato, continuano imperterrite il loro ballo gitano sugli zebedei paterni. I maschi hanno più misura, se non li hai viziati.

Il matrimonio, per dire, è una categoria che gli uomini fingono di non conoscere fin’oltre i trent’ anni. Le ragazze no. A 4 anni vogliono già accasarsi, siano esse disoccupate, ovvero parrucchiere, la professione femminile più ambita  in ambiti familiari di centro sinistra (veline per background più conservatori).

Ne ho avuto l’ennesima riprova stamattina, mentre andavo a recuperare la prole presso quell’accogliente ostello della gioventù che è casa di mia suocera.  Alle 7,30 una delle mie nipotine bionde, 4 anni abbondanti ma splendidamente portati, fa colazione con i baffi di cioccolata. Mi vede, sorride e mi svela di aver coronato il suo sogno:” Sai che ho dormito con il mio principe?”

I nove anni assonnati e principeschi del mio secondogenito scendono le scale, confermandomi la circostanza ineluttabile.

La sua espressione tradisce affetto e rassegnazione.

Appunto.

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Intimità hollywoodiane

Gli uomini hanno intimità inattese.
Indossano sempre le stesse sei camicie, anche se ne posseggono in quantità. Si annodano al collo cravatte scaramantiche, ma in compenso hanno una vasta cerchia di mutande preferite.
Al mattino, quando aprono il cassetto dell’intima pertinenza, ne lasciano sempre per ultime tre o quattro che stanno loro sulle balle. Bravo e dove sennò. Rifacciamo. E lasciano sempre tre o quattro capi di biancheria verso cui hanno sviluppato una intima idiosincrasia. Perché stringono, perché fanno caldo o perché non sono abbastanza glam, cool, trendy, fashion e insomma la giornata butta che magari le mostri, ‘ste mutande.

Beh, se sei sposato e non hai il pieno controllo del ciclo lavandarico delle tue mutande, succede che una mattina apri il cassetto e accidempolina ti son rimaste solo quelle tre  importabili. E non è che te ne puoi uscire con commenti troppo stizziti, perché non hai a che fare con la filippina collaboratrice occasionale ignota all’INPS. No, stai parlando alla tua signora, che se ti lava le mutande devi solo ringraziare e massaggiarle i piedi. Però solo quelle hai quella mattina. E sono cazzi. Al vento.

Le flessioni del ciclo lavandarico seguono altri cicli naturali e sovente il commento sulla penuria mutandesca ti è del tutto inibito e allora  devi rassegnarti ad indossare lo slippino scrauso.

Io ce l’ho l’ultimo dei miei capi. E’ uno slippino Hollywood, sì quelli pubblicizzati dal tronista Costantino Vitaliano, che a lui stavano anche decenti, ma a me molto meno. Credo sia il colore: bianco sulla fascia con la scritta Hollywood sproporzionata, e nero notte buia senza luna nel resto dell’indumento.  Me lo regalò un’amica spiritosa operante nel campo della moda, ignara del fatto che io porto solo boxer morbidi aderenti (e tale ignoranza stronca sul nascere ogni velenosa illazione).

Orbene, visto che alcune provvisorie morbidezze in via di repentino assorbimento non mi consentono di portare con dignità lo slippino in questione, va detto che lo indosso solo se ho la granitica certezza che non verrà esibito in occasioni sportive o ludico-ricreative.

Una sera, stanco della mia eccessiva autocritica, osai esibirmimi hollywoodiano alla mia signora. La risata convulsa che ne seguì spense l’eros come un canadair sopra la Sila.

E quella sera si lesse.

Perché la letteratura si ciba di delusioni.

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free as a bird

Alcuni uomini sono così spaventati dall’idea di assumersi impegni che non si fanno nemmeno la tessera del cineforum.

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Rivelazioni/4

E’ tardi, è tardi, veloce, veloce. 7,21 e hai ancora 9 minuti 9 prima di volare verso il centro. Cerchi le scarpe. Incroci quelle bianche cinesi da Elvis, ma il consiglio di amministrazione non gradirebbe vederti agghindato come Aghi, l’informatore di Starsky e Hutch e allora eccole lì quelle marroni coi lacci. Dai, veloce. Te le metti, tiri i lacci e SNAP. Sì, cazzolina, proprio snap e tu non ne hai di lacci di ricambio e non puoi cambiarti le scarpe perché con quel vestito marrone che altro ci vuoi mettere. Ti sovvengono curiose associazioni tra le divinità e gli animali e poi ti appare lui, un giovane Paolo Villaggio, con una smorfia di disappunto. Quella smorfia. Ti parte un riso convulso e allora scendi follemente allegro per condividere l’ilarità e la leggerezza di quella visione. Ma tanto lei non capirebbe. In quanto donna.

E allora eccola la quarta rivelazione.

Le donne detestano Fantozzi perché sono atavicamente destabilizzate dalla goffa debolezza maschile.

E ora torno nell’acquario umano. 

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Quello che gli uomini non dicono

Valentina Maran, brillante curatrice delle pagine più spregiudicate del blog di Elle, ha accolto il nostro invito e ci ha svelato alcune delle cose che le donne non dicono (http://www.elle.it/elle/blog/valentina-maran/quello-che-le-donne-non-dicono)

Ricambiamo il favore, dall’altra metà del cielo.

Gli uomini non dicono quando un abito appena comprato vi ingrassa di culo o una gonna vi taglia le gambe o quel top vi schiaccia le tette. Non lo fanno perché l’unica risposta che volete sentire è: amore ti sta d’incanto. La verità spesso ve la svela invano lo specchio, ma rimettere in discussione la vostra scelta è devastante. Rimarreste scontrose tutta la sera e certamente si tarderebbe alla cena.

Gli uomini non dicono che siete ingrassate o che avete la cellulite. Non lo fanno perché gli piacete lo stesso e perché in fondo non sono difetti irrimediabili.

Gli uomini non dicono che state invecchiando. Non c’è bisogno di dirlo. Si può invecchiare bene o male, ma lo scorrere del tempo non dipende dagli esseri di questa terra. Inoltre, insinuare il tarlo che magari il vostro viso meriterebbe un ritocchino col bisturi, sarebbe poco carino e presenterebbe costi incompatibili con la crisi del momento.

Gli uomini non dicono che si farebbero volentieri un terzo delle vostre amiche. Ho detto un terzo perchè adoro le statistiche per difetto.

Gli uomini non dicono che bramano le vostre terga. Lo so che è una cruda realtà, ma non c’è uomo onesto che non abbia desiderato tuffarsi nei vostri  preziosi lombi. L’origine di tale pulsione la lasciamo spiegare al dott. Freiss, esperto di comportamenti sessuali nei discendenti dei macachi.

Gli uomini non dicono che spesso hanno voglia di piangere.

Gli uomini non dicono quanto significa affettivamente la casa in ordine, il bagno pulito, la lavastoviglie scarica e il sesso orale poco prima di andare al lavoro.

Gli uomini non dicono che adorano ricevere posta. E complimenti. E rassicurazioni. E sentire oddio quanto ho goduto (e ditelo, cazzo, ogni tanto).

Gli uomini non dicono quanta invidia provano per voi che potete nascondere i segni di una notte insonne con la cosmesi,  senza essere prese per finocchie.

Gli uomini non dicono che al cinema si commuovono e tocca scappar fuori nel buio dei titoli di coda.

Gli uomini non dicono quanto sono spaventati dalle donne aggressive, troppo intraprendenti o con disinvolti trascorsi  sessuali.

Gli uomini non dicono quanto si sentono immortali quando fanno dei figli e impotenti quando questi stanno male.

Gli uomini non dicono quanto gli stanno sulle palle tutti i vostri amici maschi, perchè gli uomini, quando serve a loro, sono tutti dei maiali.

Gli uomini non dicono quanto splendidi si sentono dopo i quaranta.

Ah no, questo lo dicono.

 

post riprodotto e commentato su elle.it http://www.elle.it/elle/blog/valentina-maran/quello-che-gli-uomini-non-dicono

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Here comes the sun

La depressione che negli ultimi tre giorni ha portato molte nuvole e precipitazioni si sta indebolendo e spostando verso la Grecia, lasciando spazio ad un’alta pressione atlantica; fino a Sabato mattina il tempo risulterà variabile, mentre nel resto del fine settimana sarà più stabile (Arpav).

Ci vuole poco per far felici gli uomini semplici.

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Uomini duri

Un caldo pomeriggio di aprile. Sto ancora finendo di ristrutturare la casa, di mercanteggiare il prezzo dei materiali, di cazziare orrendamente gli operai perché ci fosse una volta che vengono quando dicono, di arginare la vulcanica creatività della mia architetta ventottenne.

Ho traslocato, ho finito le energie, la pazienza, i soldi anche.

Sono impolverato nell’anima, inaridito nei pensieri, brutto dentro. Insomma, una personcina a modo che non vedresti l’ora di frequentare.

 

Salgo le scale d’ingresso, nuove di zecca, rifatte ben tre volte per indiscusso volere della vulcanica. Ad un tratto sento un flebile lamento provenire dal giardino confinante. Il mio orecchio è astioso, in linea con il mio stato d’animo e rifiuta semplicemente di passare la segnalazione acustica al cervello. Non ho sentito nulla; la mia giornata prosegue senza serbar memento alcuno di cotanto lamento. Dormo benissimo quella notte: niente segnalazione al cervello, niente senso di colpa. Indifferenza e Atarassia sembrano le mie affezionate sorelle gemelle .

 

Il giorno successivo esco di casa ripercorrendo – ovviamente - lo stesso tratto di giardino. Il lamento riparte,  più fioco, insistente, tuttavia. Salgo in macchina, accendo la radio sì da riempire il mio refrattario padiglione auricolare. Scappo via ché ho da fare io e poi c’ho tanti cazzi per la testa e ci manca pure…. Ma dai.

 

Trascorro una giornata pessima in studio. Una di quelle in cui vorresti intiepidire i clienti col napalm, senza fargli del male però, intendiamoci. Torno a casa imputtanito come un orbettino, sbatto la portiera, apro il cancello e mi dirigo all’ingresso. Il lamento riparte, sempre più flebile. Stavolta ha qualcosa di definitivo, di estremo. Ha come l’aria di essere all’ultima sequenza.

Mi avvicino alla rete metallica che separa i due giardini. L’erba è alta di là. La mia invece è ancora fango, grazie a Maurizio, il giardiniere che appare quando gli pare e mi fa sentire come Bernadette.

Dalla giungla spuntano due minuscoli occhi azzurri; un batuffolo di pelo nero si infila nei rombi della rete, ne attraversa uno, mi guarda negli occhi e senza attendere la mia reazione si accomoda sulla scarpa cessando d’incanto ogni miagolio.

Paraculi si nasce eh? Cosa vuoi da me? Perché non te ne torni da quella sgualdrina di tua madre, gatta, che si fa strombazzare e poi molla in giro i figli. Cosa ti sei messo in testa?

Lo so. Sensibilità da scafista albanese. Sono un uomo duro.

To’ un po’ di latte così la pianti di smaronare. Mangi e poi fili via.

 

E’ filato.

 

In casa però. Piccolo com’era avrà sbagliato direzione.

Qualcuno narra di avermi visto con un minuscolo biberon allattare il micetto ogni quattro ore, per settimane, investendo fortune in latte in polvere. Altri affermano di averlo notato mollemente acciambellato sulla mia pancia durante la visione di fiction poliziesche. Mia moglie, ancora incredula, attende con apprensione l’ora in cui le chiederò di prepararlo al forno con le patate, come usava, un tempo, nella città del Palladio.

Ma sono leggende. Nient’altro che leggende.

  

  

 

gatto1

Nella foto, appositamente sfocata per tutela del minore, il gatto Gianfilippo in braccio a sua madre, quella adottiva.

Post gemellato con questo.

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Il punto gigio

UOMINI!

Smettete pure di rompervi la testa. Abbandonate ogni ricerca. Cessate di dannarvi l’anima.

Sono migliaia di anni, sin dalle prime incisioni di Cosmopolitan nelle grotte di Postumia, che ce la menano con l’esistenza di questo magico bottone. Ci hanno preso in giro. Non c’è mai stato lo straccio di una prova scientifica che ne attestasse la presenza in qualche oscuro anfratto femmineo.

Secoli di sberleffi agli uomini volenterosi che ravanavano come ostetriche ubriache alla spasmodica ricerca del piacere femminile. Decenni di frustrazioni alimentate da farlocche testimonianze pubblicate su tutte le riviste patinate del pianeta.

Negli anni 80, al termine delle feste più riuscite, sentivi dire negli angoli più appartati: “Ehi non stai mica cambiando il carburatore al Fantic!” Che vergogna.

Nel 2003 due hacker australiani esasperati hanno addirittura craccato la playstation per tentare un’ecografia alle fidanzate. Ma niente.

Prendiamone atto una buona volta e gridiamolo a gran voce: il punto G non esiste. Interrompiano i cineforum e saliamo sul palco a gridare: il punto G è una boiata pazzesca.

Lo so: è triste, ma bando alla depressione. La scienza ci offre uno spiraglio.

La rivista scientifica giamaicana “ Blowing in the winx ” che da sempre si occupa di universo femminile, ha pubblicato lo scorso dicembre i risultati di una ricerca effettuata nell’Italia nord orientale. Lo studio ha evidenziato la probabile esistenza, in tre soggetti, di un punto nevralgico che si troverebbe tra l’ipofisi, le sorelle Ramonda e il telecomando di Sky: il punto GIGIO.

La prima donna sottoposta all’esperimento, dopo una leggera pressione sul punto gigio, avrebbe deviato il suo percorso dall’Ikea ad un sexy shop.

La seconda, intenzionalmente stimolata, avrebbe interrotto la visione di una fiction con Raoul Bova per dedicarsi al fantacalcio.

L’ultima, e qui l’esperimento per noi difetta di credibilità, alla proposta di dormire abbracciati, avrebbe risposto al marito: “eh no ciccio, stasera si tromba!”

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