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Miss understanding

Oggi le relazioni sentimentali somigliano molto a un’anarchica partita di calcio, informata di poche regole, mal scritte e poco rispettate.

Non si capiscono gli schemi, e sopratutto son confusi i ruoli di chi attacca e chi difende.

Uomini intimoriti, attendisti, poco indipendenti si relazionano malamente con femmine spregiudicate, dirette, che spesso camuffano la voglia di unioni stabili con goffe richieste di sesso sporadico, che le lascia inesorabilmente sole e ancora più dure, dopo.

La mascolinizzazione delle donne ha reso più insicuri gli uomini e tra lei che ruggisce e lui che balbetta la comprensione scricchiola e il sentimento non decolla. Sarà bene trovare alla svelta nuovi linguaggi o alternativi quanto efficaci mezzi di comunicazione sentimentale, perché riscontro concreti rischi di fraintendimento nelle coppie in fieri.

Ed è inutile appellarsi all’intuito, perché insieme ai ruoli si son sgretolate le certezze classiche sui contegni relazionali. Oggi se una donna ti dice no, non vuol dire sempre forse, magari vuol proprio dire sparisci verme e se ti propone una ”botta e via” magari intende una botta e resta.

Forse, per progredire utilmente nell’approccio, sarebbe necessario trasmettere la progettualità, facendo capire al nostro spaesato interlocutore se vogliamo “stanotte” oppure “stanotte e forse domani”, che è già una dinamica di grande speranza.

Una certezza però mi rimane: che le donne continuano ad usare il sesso come il pongo. Lo plasmano e ci costruiscono delle cose; non si sporcano solo le mani.

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I piaceri della carne

Non credo che mangiar carne sia un contegno particolarmente progressista. A dire il vero penso che il vegetariano sia sostanzialmente sinistrorso e il carnivoro conservatore, ma io, ragazzo moderato che delle etichette se n’è sempre impippato,  vi dirò che ultimamente mi sto abbuffando di carne.

I piaceri della carne li soddisfo fuori casa e a pagamento, anche perché la signora, se può, evita. Frase volutamente equivoca per muovervi un sorriso domenicale, ma che acclara vieppiù che Lady Splendor non apprezza la bistecca, sebbene talvolta affermi di adorare il manzo che nottetempo le giace accanto.

E allora al ristorante evito il carboidrato, che peraltro allarga gli orizzonti del girovita e mi concentro invece su agnello, maialino, manzo, sorana e cosine più esotiche.

Ieri sera niente entrée, e  vade retro bigolo: solo filetto di manzo al sangue.

Mercoledì sera, invece, proprio non ho resistito all’antipasto proposto dalla Ornella nella sua trattoria ai piedi dei colli e che risale al 1907 (ma la Ornella pareva più giovane): carpaccio di bisonte e mozzarella di bufala. Proposti così, insieme, con una salsina sul carpaccio a guisa di imprescindibile marinatura.

Beh, il bisonte crudo ha un gusto che solo gli Apache in una notte di plenilunio possono apprezzare, mentre quella bufala aveva il suo perché anche da single. Giacevano sul piatto,uno accanto all’altra, bisonte e bufala,  tristemente privi di senso e gusto definito, solinghi. Uno troppo forte, l’altra dignitosamente gradevole, ma insufficiente a se stessa.

E allora con le fettine di bisonte ho abbracciato la bufala. Il succo della carne si è mischiato al latte della mozzarella e i due elementi sono diventati  un sol boccone rotolante e gioioso nel bianco talamo di ceramica. E quello era il sesso.

Poi ho assaporato lentamente il risultato di quell’abbraccio bovino capace di creare una fragranza equilibrata, agrodolce, succosa, nuova e incredibilmente dissimile dai gusti originari. E quello era l’amore.

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Raccolta differenziata

Ci fu un tempo in cui ebbi  l’onore di divenire il confidente di un amico appena abbandonato dalla moglie, dopo quindici felicissimi anni di matrimonio.

Essendo anche un  collega, le occasioni quotidiane per mettermi a parte delle sue sofferenze non mancarono: al cappuccino delle 9 o al caffè delle 11, oppure allo spritz di mezzogiorno, o ancora al the delle 5 o al prosecco delle 8. Cosa ho sbagliato, avrà un altro, ma le figlie come cresceranno, la mia vita non ha più senso, mollo tutto.

Per due anni partecipai ai suoi turbamenti, sorbendomi ogni tipo di elucubrazione nichilista e fondati tentativi di revisionismo dell’istituto del matrimonio, tanto da minare anche le mie granitiche certezze in materia e procurarmi una gastrite nervosa, certamente aggravata da caffè e prosecchi. 

Ero un cassonetto per lui. E lui conferiva in continuazione.

Un giorno scoprii casualmente che il mio triste collega aveva appena intrecciato una relazione carnale con una avvenente fanciulla. La conosceva dal liceo. Lo affrontai in corridoio:

 ”Ma, allora: scopi e non mi dici niente?”

 ”Beh, dai… mica posso dirti tutto.”  

“Eh no cazzo, due anni che mi riempi di secco. Adesso mi dai anche l’umido!”

Rise.

Io no. 

 

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Lap dance

Io una volta mi ci recai in uno di quei locali là.

Ci andammo in gruppo per festeggiare un tardivo addio al celibato di un collega. Lo so che state già sorridendo, malfidenti che non siete altro, ma se la smettete di tirare conclusioni affrettate, vi racconto fedelmente com’è che andò. Oh.

Dicevo, si stava tutti noi sei o sette bei professionisti giovanili seduti su un divanetto tondo che assecondava la forma di un tavolino. Dal centro del tavolo partiva un lungo palo, fino al soffitto. Sopra al tavolo, champagne. O prosecco. Ma chissenefrega.

Insomma, tutti seduti di fronte al palco centrale a fruire della seguente esibizione: una ragazza, al ritmo di una lasciva melodia, ondeggiava i fianchi e pareva avere tutta l’intenzione di privarsi della biancheria intima. Infatti si tolse in pochi istanti il reggiseno e, potete credermi, a un certo punto decise di sfilarsi pure lo slippino, che già, in ragione delle ridotte dimensioni, lasciava ben poco all’immaginazione.

L’imbarazzo tra noi astanti si fece palpabile. Sottolineo i termini astanti e palpabile, per chi si fosse sintonizzato solo ora .

Nel bel mezzo del demoniaco ondeggiare, la ballerina, altrimenti definita figurante di sala dal contratto collettivo nazionale di settore, con maestria giocoliera riuscì ad estrarsi dall’Innominata una sorte di colorato pallottoliere, lanciandolo tra la folla in tripudio. La folla, per inciso, era composta di soli uomini, i quali fischiavano come al ranch, battevano le mani sul tavolo e sovente trascendevano in commenti triviali.

Dopo il lancio dell’oggetto colorato, ella, molto probabilmente una ragazza dell’Est Europa, si avvicinò al nostro tavolo e con un poderoso colpo di reni si avvinghiò al palo, a testa in giù. Pareva una serpe. Un gesto atletico che tutti noi ammirammo rumorosamente pensando ad una sola cosa: il cirque du soleil.

La serpe cominciò a scendere caposotto. Allungò la lingua biforcuta e lentamente la infilò nel collo della bottiglia. Nessuno bevve più, poi: s’era già bevuto abbastanza prima.

Una piroetta e, come d’incanto, la ragazza si catapultò sul nostro divano, completamente priva di indumenti. Cadde proprio in braccio ad uno di noi, il più bello (no, non il più splendido). La signorina ebbe quindi un tardivo sussulto di pudicizia: prese le mani di lui e si coprì i seni.

All’istante fummo avvicinati da alcune ragazze spuntate dal nulla. Com’erano abbigliate ci insospettì non poco.  Ma pure l’offerta di esibirsi privatamente con un contributo spese di euro cinquanta ci lasciò letteralmente a bocca aperta. Capimmo in un lampo che non erano innamorate. Allora noi, fieri e delusi per l’assenza di sentimento, si rifiutò l’offerta con moderato sdegno. Sul punto, va detto, alcune testimonianze divergono, ma insomma i dettagli annoiano.

Lo ammetto: il sesso in pubblico mi ha sempre imbarazzato. E anche quando si faceva l’amore di gruppo in spiaggia, tiravo sempre un sospiro di sollievo all’arrivo della polizia.

Scherzo, ovviamente.

Mica arrivava sempre, la polizia.

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Orgasmo furioso II – la vendetta

Dopo il contributo di Transgenica, continua la rassegna delle vostre testimonianze di quella volta – o,  se siete fortunati, di quelle volte  - in cui il vostro corpo ha percepito l’ebbrezza dei tendini, lo sguarattamento delle sinapsi, godendo (a ridaje) come un calamaro in transumanza di cibo, sesso, musica, paesaggi, sensazioni o chiamale, se vuoi, emozioni.

Continuate a scriverci a splendidiquarantenni@gmail.com, liberandovi delle vostre ataviche timidezze inibitorie (fino ad ora inespresse per la verità).

Questo è il contributo di Annarè. Mandate a letto i bambini.

In un altro letto, ma devo dirvi tutto?

ANNARE’

Voglio. Scoparti. Adesso.
Non dirlo, non dirlo, non dirlo, pazza!: non lo sai che la fretta è nemica dell’amore?
Non lo dico, ma parlano per me due tettine impertinenti che occhieggiano attraverso la canottierina estiva. Fai finta di non vederle o cosa?
Oppure no: sei tu che mi chiami, con quegli occhi lì; che non so cosa aspettarmi da quegli occhi lì.
Non so come e non so quando, la canottierina scivola via e le Impertinenti, prima una e poi l’altra, ridono e godono in un bacio di labbra e di lingua, rosa su rosa che paiono fatte della medesima pelle. Ma com’è che la tua lingua me la sento tra le gambe?

Io. Sono. Liquida.
Diglielo, che vuoi le sue mani. Stavolta lo dico: “Voglio le tue mani.”
Tu lo sai, dove. Toccami.
E invece tu no: sciogli, sbottoni, svesti, ma non tocchi.
Te lo dicevo che era troppo presto. Aspetta.
Aspetto. Respiro. Bacio.
Adesso no, dài, non è più troppo presto.
Ancora rosa su rosa, che lecca, gioca, morde, scivola; e contemporaneamente mani: calde, grandi, decise, che accarezzano senza timidezza. Ancora. Ancora. Ancora.
Vai più giù.

Mi. Scivoli. Dentro.
Con due dita, poi tre, poi non so più (non è più alle tue mani che penso). Non smettere.
Ma se continui così vengo subito.
No, ancora no: trattengo, bacio, aspetto. Tu, senti i miei respiri. E poi non trattengo, non bacio, non aspetto più.
Lo so, quello che vuoi da me. Allora tieni, e ascolta: silenziosilenziosilenziosilenziosilenzio. Silenzio: tutto per te…

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L’Orgasmo Furioso

L’Ariosto c’entra poco, l’arrosto già di più. Ci addentriamo in un viaggio sensoriale tra cibo, sesso, musica, tendini, sostanze naturali e chimiche.

Qual è la volta in cui il vostro corpo ha goduto di più? Quando i vostri sensi hanno sibilato come Scud impazziti? Quando i vicini di casa hanno chiamato i Nocs per far cessare i vostri lamenti animaleschi? Mangiando una Sacher, oppure arrampicandovi sul palco degli U2 per suonare la chitarra con The Edge o mentre giacevate in un immenso letto con l’intera squadra femminile di nuoto sincronizzato, intonando la marsigliese?

Se avete il coraggio, raccontatecelo in forma anche anonima, inviando il contributo via mail a splendidiquarantenni@gmail.com, possibilmente allegando una foto della vostra mano destra.

Ci introduce all’orgasmo furioso Transgenica (grazie Trans), con un contributo che non rientra nel programma Montessori e la cui lettura, per l’argomento trattato e la drammaticità di alcune scene proposte, è destinata ad un pubblico adultero.

TRANSGENICA

Mi masturbo con la regolarità di un impiegato, appena sveglia e ancora sonnecchiante nel mio letto, durante il giorno seduta su una sedia o sprofondata in una poltrona, oppure con la schiena appoggiata ad un muro con le gambe divaricate e un pò flesse…più raramente quando vado a dormire.
Sono passati alcuni anni dalla mia prima esperienza sessuale con un uomo, a questa si sono succeduti un buon numero di partner e di esperienze ma sono giunta alla conclusione che l’estasi autentica e la conclusione più sicura è sempre quella che raggiungo in solitudine.
La mia mente vaga all’infuori del mio corpo e fantastica su ciò che più la eccita.
Senza dover tener conto del procedere di un uomo e non dovendo dipendere dai suoi gesti, riesco, tramite i miei, a controllare l’intensificarsi del piacere ad ogni secondo. Freno e riprendo già sapendo che sarò io a decidere quando.
L’orgasmo è l’effetto di una decisione, quando arriva il momento, la mente si svuota e lo vedo arrivare.
La sensazione arriva da lontano, dall’estremo limite di quel lungo cunicolo dalle pareti grigie e non levigate e si propaga fino all’apertura, che si dilata e si ritrae come la mascella di un pesce, tutti gli altri muscoli sono rilassati a parte quelli delle gambe che sembrano quasi paralizzate.
Ci possono essere sei o sette ondate.
Nel migliore dei casi mi attardo un attimo per far scivolare le dita congiunte…poi mi delizio col mio profumo dolciastro.

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Il punto gigio

UOMINI!

Smettete pure di rompervi la testa. Abbandonate ogni ricerca. Cessate di dannarvi l’anima.

Sono migliaia di anni, sin dalle prime incisioni di Cosmopolitan nelle grotte di Postumia, che ce la menano con l’esistenza di questo magico bottone. Ci hanno preso in giro. Non c’è mai stato lo straccio di una prova scientifica che ne attestasse la presenza in qualche oscuro anfratto femmineo.

Secoli di sberleffi agli uomini volenterosi che ravanavano come ostetriche ubriache alla spasmodica ricerca del piacere femminile. Decenni di frustrazioni alimentate da farlocche testimonianze pubblicate su tutte le riviste patinate del pianeta.

Negli anni 80, al termine delle feste più riuscite, sentivi dire negli angoli più appartati: “Ehi non stai mica cambiando il carburatore al Fantic!” Che vergogna.

Nel 2003 due hacker australiani esasperati hanno addirittura craccato la playstation per tentare un’ecografia alle fidanzate. Ma niente.

Prendiamone atto una buona volta e gridiamolo a gran voce: il punto G non esiste. Interrompiano i cineforum e saliamo sul palco a gridare: il punto G è una boiata pazzesca.

Lo so: è triste, ma bando alla depressione. La scienza ci offre uno spiraglio.

La rivista scientifica giamaicana “ Blowing in the winx ” che da sempre si occupa di universo femminile, ha pubblicato lo scorso dicembre i risultati di una ricerca effettuata nell’Italia nord orientale. Lo studio ha evidenziato la probabile esistenza, in tre soggetti, di un punto nevralgico che si troverebbe tra l’ipofisi, le sorelle Ramonda e il telecomando di Sky: il punto GIGIO.

La prima donna sottoposta all’esperimento, dopo una leggera pressione sul punto gigio, avrebbe deviato il suo percorso dall’Ikea ad un sexy shop.

La seconda, intenzionalmente stimolata, avrebbe interrotto la visione di una fiction con Raoul Bova per dedicarsi al fantacalcio.

L’ultima, e qui l’esperimento per noi difetta di credibilità, alla proposta di dormire abbracciati, avrebbe risposto al marito: “eh no ciccio, stasera si tromba!”

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