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Old on

Invecchiare.

Mh.

Lo so, l’aura negativa non gliela leva nessuno, un po’ come l’ombra delle “minuscole” faglie che all’alba insonne solcano il viso stropicciato dei quarantenni.

Però il termine andrebbe ricondotto alla sua corretta neutralità. E’ solo l’ innocuo trascorrere del tempo, mera vita in fieri, un dato naturale, certo: inesorabile, inarrestabile pure, ma comunque sfacciatamente democratico.

E poi, insomma, c’è modo e modo di invecchiare. Lo si fa male solo smettendo di sorridere, mentre  la saggezza profusa conferisce ai saccenti quel fascino imperituro di chi comunque sa e chissenfrega dell’età.

Ti accorgi di invecchiare  – bene -  quando smetti di provare rimorso per esserti perso qualcosa. Quando apri un libro e metti i piedi sul tavolino domestico lasciando che la folla si accalchi in piazza contentendosi la salsiccia bruciacchiata dell’imperdibile evento; quando esserci non attesta mondanità ma solo pezzi di vita che tornano a pulsare la semplicità delle emozioni; quando gli amori passati cessano di pungere per divenire storia.

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le trentenni

Mi hanno fatto notare che di recente la frequentazione elettronica o sociale  con le mie coetanee è sensibilmente scemata, a favore di colleghe, amiche, lettrici, blogger  che  realizzo ora esser quasi tutte d’età intorno ai trent’anni.

Se vi togliete subito quel sorrisetto dalla faccia e liberate la vostra torbida mente da congetture poco edificanti, tento di dare una plausibile spiegazione al curioso fenomeno.

Le quarantenni. Età dorata e adorata. Ecco, però nonostante la doratura, ‘ste ragazze mi sembrano generalmente deluse. Se single, si sentono ingiustamente abbandonate, o addirittura mai volute, con dei bilanci esistenziali in rosso, spesso in preda - pur essendo magari oggettivamente strafighe - ad un crudele quanto precoce invecchiamento. Se divorziate, accusano dei pesanti conti in sospeso con il genere che rappresento e divengono sovente portatrici sane di un ph acido di fondo che  inquina le conversazioni sui grandi temi generali della vita.  

Si salvano le maritate,  anche se mentre ci prendi un caffè rispondono a 3 sms delle figlie preadolescenti, ordinano al marito di prendere il body da danza, pensano al pulisecco che chiude e alla fine scappano dicendoti: ciao Giacomo. E tu quasi mai ti chiami Giacomo.

Le trentenni. Ecco, loro, quelle infelici, dico, hanno lagnanze simili (si passa dal nessuno mi ha voluta al qualcuno mi vorrà?),  ma per quanto contrite, esse hanno una luce diversa negli occhi, tonalità differenti nel dolersi quotidiano e amarezze agrodolci. Questo perché conservano la Speranza. 

Le trentenni credono ancora di avere delle chances nella vita e vorrei ben vedere: l’ottimismo si fonda spesso sul dato anagrafico. Non hanno quindi alcun merito, semplicemente la loro gioventù trasmette una naturale freschezza d’intenti che ben s’attaglia a spiriti virili e vivaci, sebbene (spesso ottimamente) attempati.

Ma c’è una cosa che, a ben vedere, sposta naturalmente la frequentazione verso le giovani donne.

Le trentenni, quando parli, ti ascoltano.

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Doin’ your own dicks

Difficile essere splendidi. Già più facile essere quarantenni.

Succede che vivi con una costante ansia da prestazione, che a volte ti logora, un po’ come lo stress della vita moderna, ma senza carciofone. Succede che ti senti l’invadente sorriso delle masse parentali addosso, che ti trasmette il concetto che tanto tu ce la fai comunque. E infatti tu ce la fai sempre. 

Ma lo stato dell’anima splendida impone uno sforzo. L’archè dello splendore è l’autocritica. Assorbire gli appunti intelligenti e costruttivi, dopo che hai imparato a digerirti l’orgoglio, rende oggettivamente migliori. Il tempo fa il resto e magicamente ti trovi a pensarla in modo diverso, logico, corretto, maturo.

Ed è bella la maturità, perché ti fa sentire giusto, pacato, saggio. Ti fa sentire in pace con te stesso e autorizzato a dire sempre quello che pensi. Perché quello che pensi é spesso giusto e, se non è giusto, è comunque concretamente sostenibile.

Ebbene, oggi ho imparato a farmi i cazzi miei.

E vi assicuro che sono un uomo migliore.

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