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Anche no

In un post recente sul blog dei felicementi disadattati avevo citato Morgan quale archè del talent show che inizia con la X e finisce per factor. Quando ho saputo che l’istrionico artista avrebbe partecipato ad una nota manifestazione canora ligure mi son detto: beh ma ci sarà l’intellighenzia della canzone italiana per indurlo a mischiar la sua ugola a quella kermesse nazionalpopolare.

E infatti guardate un po’ chi allieterà le serate sanremesi:

ARISA con ‘Ma l’amore no’
MALIKA AYANE con ‘Ricomincio da qui’
SIMONE CRISTICCHI con ‘Meno male’
TOTO CUTUGNO con ‘Aeroplani’
NINO D’ANGELO con ‘Jammo j…’
IRENE GRANDI con ‘La cometa di Halley’
MORGAN con ‘La sera’
FABRIZIO MORO con ‘Non e’ una canzone’
NOMADI Feat. IRENE con ‘Il mondo piange’
NOEMI con ‘Per tutta la vita’
POVIA con ‘La verit… (Eluana)’
PUPO, EMANUELE FILIBERTO con il tenore LUCA CANONICI con ‘Italia amore mio’
ENRICO RUGGERI con ‘La notte delle fate’
VALERIO SCANU con ‘Un attimo con te
SONHORA con ‘Baby’
MARCO MENGONI (vincitore di X Factor ovvianmente ancora senza canzone).

Ecco Toto Cutugno, Nino D’angelo e Povia nello stesso show sono anticostituzionali, ma Pupo che mi canta con Emanuele Filiberto rasenta il momento eversivo.

 

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Soul man

Non ho mai avvertito l’urgenza di classificare con precisione le cose del mondo. Certo, le ordino, ma solo perché ho in odio il caos. Le sfumature rendono acuto il giudizio, piacevole la compagnia, geniale l’opera; le classificazioni, invece, restano mere armi di difesa dei poveri di spirito, sempre in affanno nell’apprezzare il nuovo.

Per quanto mi ripugnino le etichette, mi accorgo, tuttavia, di dividere inconsciamente il mondo in due enormi porzioni: una soul e l’altra rock.

Il concetto è più ontologico che musicale. La musica è la pelle dell’anima e suo tramite, quasi per osmosi, entrano vibrazioni e suoni ed escono  pensieri e atteggiamenti. La musica colora i concetti, scandisce il ritmo della scrittura, solfeggia il nostro cammino.

Le anime soul (la tautologia anglosassone mi rafforza il concetto) amano la musica black, e jazz, R&B, funky; godono delle vocalità dense di fioriture, adorano i tramonti e la cioccolata al latte, si attardano nel petting, si innamorano in continuazione, sono solari e marini, vanno in letargo in inverno e si commuovono al prolungarsi delle giornate di marzo, parlano mentre fanno l’amore e si vestono di toni caldi. Trovo soul la meringata, il bagno in vasca, il notebook rosso, le chiappe sode, il sax contralto, la mamma come istituzione. Degenerando, il soul diventa stucchevole, vittimista. Se si incazza suona hip hop, se abusa di sostanze vira in reggae e quando è superficiale degenera nel pop.

Il rock, invece, è asciutto. Minimale. Rigoroso. Come il riff di smoke on the water. Odia i fronzoli, il rock, e le voci black mielose e tutte uguali, da Giorgia a Mariah Carey; si vergogna del proprio disordine, adora la posizione del missionario, odia il sole negli occhi, ama la montagna. La pasta aglio, olio e peperoncino è rock, così come la focaccia bianca, la mountain bike, radio2, il cellulare col display rigato, il gatto nero, il campeggio con la tenda, asciugarsi sugli scogli ascoltando la musica con l’Ipod da 8 giga (con memoria maggiore è soul). L’elenco ovviamente non è esaustivo. Quando il rock si incazza diventa punk, se si droga, invece, rimane rock. Superficiale, suona pop pure lui.

La diversità di cui sopra mi si è rivelata l’altra sera, mentre Morgan (paracula e irresistibile anima rock) cazziava il povero Daniele (vero soul man in erba) solo per le fioriture del suo splendido canto.

Scontro di anime.

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