Archivi tag: Marche

il cerchio

 e c’è stato un momento in cui ci siamo disposti in cerchio, tutti e cinque, con mezze gambe nel mare. Un impulso, nessuna preordinazione, solo l’urgenza di subitanea condivisione: pareva un segnale codificato. In quella posa abbiamo naturalmente abbassato le difese, innalzato la confidenza, esteso l’intimità. I consigli, i pareri, i dubbi e le risa a galleggiare sugli increspati e sinceri riflessi assolati.

Minuti. E poi, quasi vergognosi del girotondo, abbiamo rotto il cerchio e ognuno è tornato a pisciare nel suo mare.

2 commenti

Archiviato in il mondo

La leggenda di San Silvestro

Un’antica leggenda tramandata nell’Italia centrale narra della inquietante presenza di uno spettro che si aggirerebbe – ancor oggi - tra le colline marchigiane di San Silvestro.

Pare si tratti di un ectoplasma dalle molteplici metamorfosi diurne: ora è scorpione, ora cervo volante, ora zanzara tigre, ora mòsciolo fraido. D’indole burlona ed incline a frizzi e lazzi, la cronaca riporta di gustosi ma crudeli scherzetti giocati agli ignari avventori delle colline sinuose, dai colori morbidi e soavemente ornate di sorridenti girasoli.

Alcuni visitatori delle antiche dimore collinari si trovarono vittime di oscuri malefici: occorse un giorno che l’acqua che sgorgava dai rubinetti fosse carica di elettricità! I resoconti dell’epoca, invero ilari e boccacceschi, dan conto di un involontario quanto persistente priapismo e strane secchezze conseguenti alle abluzioni ad alto voltaggio. 

Spesso lo spettro sottraeva subdolamente le energie ai gitanti, iniettando loro massicce dosi di inaudita ignavia. Così ridotti, essi vagavano oziosi e svogliati per le gialle colline, alla ricerca di misture rossastre per dissetarsi ed enormi crostacei panati per placar l’appettito ingiustificato. Poi, appagati, venivano notati ondeggiare nelle distese di girasoli per poi spiaggiare scomposti come ebbre testuggini, colmi di stolte riviste patinate e con l’unica impellenza di bagnarsi l’epidermide oscurata dall’immobilismo, ma si badi, non nell’imminente Adriatico, no - incolmabile la distanza per le loro offuscate membra - bensì nelle adiacenti docce pubbliche!

Ma col favore delle tenebre, la crudeltà dello spettro di San Silvestro giungeva a picchi agghiaccianti. Nel cuore della notte, l’indomito spiritello squarciava i sonni dei coricati astanti con lamenti orrendi e pelosi, e poi frasi sconnesse, e ancora formazioni del Torino e finanche mugugni simulanti amplessi e mirabolanti fellationes, in spregio e dileggio all’assoluta castità che colà, su quelle dolci colline, si osserva da millenni.

6 commenti

Archiviato in i viaggi

Mòsciola

Bella non lo era mai stata, Mòsciola. Il nomignolo affibiatole da un gruppo di pescatori marchigiani attestava quanto la poveretta fosse totalmente priva di fascino ed avvenenza.

Ciò che la feriva di più era il ludibrio a cui era continuamente sottoposta anche in famiglia. La madre la osservava con malcelato compatimento ed il padre quasi si toccava quando le passava accanto.

Lo status morfologico di cozza cominciava seriamente a minare il suo equilibrio psico fisico.

Inutile dire che di uomini non se n’era mai parlato. Alle soglie dei quarant’anni era irrimediabilmente illibata e deflorazioni imminenti non erano previste. Le mancava il sapore salato degli uomini sulle labbra, il loro gusto proibito nella gola, le linee dei glutei disegnate dai suoi titubanti polpastrelli.

Il giorno del suo quarantesimo compleanno Mòsciola agì d’impulso. Prese la corriera e si recò dalla chiromante del paese, la Sibilla Numana, detta anche Maga Sintesi per l’assoluta carenza di fronzoli dei suoi verdetti. L’operatrice dell’occulto la accolse nella sua tenda, la annusò, le lesse l’iride, le diagnosticò una lesione cartilaginea in zona menisco da confermarsi tramite risonanza magnetica e, finalmente, le lesse la mano e verificò l’analisi consultando gli immancabili tarocchi. Alla fine scosse la testa e sentenziò: “Non ci sono cazzi.”

Grazie maga questo l’ho notato pure io” – rispose stizzita Mòsciola – “qualche previsione per il futuro?”

In questa vita no” – aggiunse la maga – “ma nella tua prossima vita sarai piena di uomini.”

Mòsciola pagò in fretta ed uscì in preda ad un pianto convulso di delusione.  Camminò lentamente come un automa, ma passo dopo passo cominciò ad assaporare l’ipotesi di un’altra vita. Una vita diversa da questa. Una vita serena, piena di uomini, di sesso, di felicità. Cominciò a ridere, e ancora a singhiozzare dalle risate, sempre più forte, urlava di gioia adesso e saltellava come una gazzella impazzita. Giunta al cavalcavia che superava la provinciale per il mare, chiuse gli occhi e si lanciò di sotto, di schiena, a braccia aperte, come in volo.

Atterrò sul camion di frutta di Gino il Maceratese, quel giorno stracolmo di banane. Per l’impatto Mosciola perse i sensi per qualche minuto. Al suo risveglio non aprì nemmeno gli occhi. Tastò il suo letto di banane, le toccò ad una ad una e col sorriso della gioia disse: “Ok ragazzi, adesso uno alla volta però.”

 

________________________________________________________

Pigi, ancora tu muso ispiratore.

13 commenti

Archiviato in la scrittura

Splendid Tour 2009

L’ultima curva prima di arrivare a Portonovo (Ancona) mi costringe a rallentare. Lo scenario toglie il fiato. Fermo il cabrio la splendida vetturetta convertibile sul ciglio della strada e mi metto a guardare il Conero che si congiunge al mare, tramite un minuscolo lembo di spiaggia bianca. 

E’ quasi sera, il sole si attarda a baciarmi, il vento mi accarezza i capelli. Mi fa compagnia una farfalla che prima mi gira timidamente intorno, poi si posa sulla spalla e mi annusa il collo.

Sono un uomo felice, io. Perché ho tutto.

__________________________________________________

http://www.fabiofava.it/conero/portonovo/youtubeportonovo.html

27 commenti

Archiviato in i viaggi