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Brad

Trovo che Brad Pitt sia bravo certo, ma soprattutto porti con grande disinvoltura la sua faccia da sberle. Che piace però. Eh se piace.

Una volta, durante il consueto pranzo matriarcale del sabato, mia cognata - morigerata insegnante, brava moglie e da sempre invaghita di suo marito, versione etero padana di George Michael, – se ne uscì dicendo che l’unico uomo con cui sarebbe mai fuggita, era Brad Pitt. Nessuno la canzonò. Tutti restammo seri ad ascoltarla perché le credemmo. Semplicemente una dichiarazione sincera. Forse un avvertimento.

Il nostro Brad non sbaglia un film. Lo ricordiamo pischello bastardo in Thelma e Louise, ladro affascinante e anche ben accompagnato in Ocean Eleven e seguenti, picchiatore spietato in Fight Club, vampiro, cowboy, gerarca nazista, Achille, poi se ne va in Tibet e poi recentemente invecchiato nello strano caso di Benjamin Button. Sempre con quella faccia da sberle che tanto fa impazzire le donne.

Ora però è annoiato. Vuole di più. Non si sente soddisfatto degli innumerevoli ruoli interpretati. Vorrebbe una parte che sussumesse l’amore per la storia, per i film epici, per le donne, il suo essere eterno bastardo dentro ma anche uomo maturo e sempiterno portatore di faccia da sberle.

Allora io, che ci ho sempre un consiglio per tutti, ci direi Braddy, tesoro, perché non giri…

IL FIGLIO DI TROY!

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Dialetti benedetti

Il cinema neorealista e poi il filone trash dei B movies anni ’70 hanno contribuito ad arricchire il linguaggio italico di espressioni tipiche regionali, in ispecie quelle triviali. Non è raro oggi sentire pirla nelle calde vie di Palermo o minchia a Cagliari o, ancora,  mona ad Ancona (a ridaje).

Il dialetto che più si è annidato nelle nostre quotidiane espressioni è stato  il romanesco, quello di Gassman, di Albertone, ma anche di Bombolo o di De Sica figlio.

Tuttavia, la progressiva romanizzazione della lingua italiana non va esente da controindicazioni e rischi concreti, specie per gli stessi abitanti della Città Eterna,  i quali ormai stentano a distinguere la madre lingua dall’idioma locale.

Capita, così, che una mia amica di Trastevere si ostini ad usare il Topexan come detergente intimo.

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Quello che gli uomini non dicono

Valentina Maran, brillante curatrice delle pagine più spregiudicate del blog di Elle, ha accolto il nostro invito e ci ha svelato alcune delle cose che le donne non dicono (http://www.elle.it/elle/blog/valentina-maran/quello-che-le-donne-non-dicono)

Ricambiamo il favore, dall’altra metà del cielo.

Gli uomini non dicono quando un abito appena comprato vi ingrassa di culo o una gonna vi taglia le gambe o quel top vi schiaccia le tette. Non lo fanno perché l’unica risposta che volete sentire è: amore ti sta d’incanto. La verità spesso ve la svela invano lo specchio, ma rimettere in discussione la vostra scelta è devastante. Rimarreste scontrose tutta la sera e certamente si tarderebbe alla cena.

Gli uomini non dicono che siete ingrassate o che avete la cellulite. Non lo fanno perché gli piacete lo stesso e perché in fondo non sono difetti irrimediabili.

Gli uomini non dicono che state invecchiando. Non c’è bisogno di dirlo. Si può invecchiare bene o male, ma lo scorrere del tempo non dipende dagli esseri di questa terra. Inoltre, insinuare il tarlo che magari il vostro viso meriterebbe un ritocchino col bisturi, sarebbe poco carino e presenterebbe costi incompatibili con la crisi del momento.

Gli uomini non dicono che si farebbero volentieri un terzo delle vostre amiche. Ho detto un terzo perchè adoro le statistiche per difetto.

Gli uomini non dicono che bramano le vostre terga. Lo so che è una cruda realtà, ma non c’è uomo onesto che non abbia desiderato tuffarsi nei vostri  preziosi lombi. L’origine di tale pulsione la lasciamo spiegare al dott. Freiss, esperto di comportamenti sessuali nei discendenti dei macachi.

Gli uomini non dicono che spesso hanno voglia di piangere.

Gli uomini non dicono quanto significa affettivamente la casa in ordine, il bagno pulito, la lavastoviglie scarica e il sesso orale poco prima di andare al lavoro.

Gli uomini non dicono che adorano ricevere posta. E complimenti. E rassicurazioni. E sentire oddio quanto ho goduto (e ditelo, cazzo, ogni tanto).

Gli uomini non dicono quanta invidia provano per voi che potete nascondere i segni di una notte insonne con la cosmesi,  senza essere prese per finocchie.

Gli uomini non dicono che al cinema si commuovono e tocca scappar fuori nel buio dei titoli di coda.

Gli uomini non dicono quanto sono spaventati dalle donne aggressive, troppo intraprendenti o con disinvolti trascorsi  sessuali.

Gli uomini non dicono quanto si sentono immortali quando fanno dei figli e impotenti quando questi stanno male.

Gli uomini non dicono quanto gli stanno sulle palle tutti i vostri amici maschi, perchè gli uomini, quando serve a loro, sono tutti dei maiali.

Gli uomini non dicono quanto splendidi si sentono dopo i quaranta.

Ah no, questo lo dicono.

 

post riprodotto e commentato su elle.it http://www.elle.it/elle/blog/valentina-maran/quello-che-gli-uomini-non-dicono

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