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I piaceri della carne

Non credo che mangiar carne sia un contegno particolarmente progressista. A dire il vero penso che il vegetariano sia sostanzialmente sinistrorso e il carnivoro conservatore, ma io, ragazzo moderato che delle etichette se n’è sempre impippato,  vi dirò che ultimamente mi sto abbuffando di carne.

I piaceri della carne li soddisfo fuori casa e a pagamento, anche perché la signora, se può, evita. Frase volutamente equivoca per muovervi un sorriso domenicale, ma che acclara vieppiù che Lady Splendor non apprezza la bistecca, sebbene talvolta affermi di adorare il manzo che nottetempo le giace accanto.

E allora al ristorante evito il carboidrato, che peraltro allarga gli orizzonti del girovita e mi concentro invece su agnello, maialino, manzo, sorana e cosine più esotiche.

Ieri sera niente entrée, e  vade retro bigolo: solo filetto di manzo al sangue.

Mercoledì sera, invece, proprio non ho resistito all’antipasto proposto dalla Ornella nella sua trattoria ai piedi dei colli e che risale al 1907 (ma la Ornella pareva più giovane): carpaccio di bisonte e mozzarella di bufala. Proposti così, insieme, con una salsina sul carpaccio a guisa di imprescindibile marinatura.

Beh, il bisonte crudo ha un gusto che solo gli Apache in una notte di plenilunio possono apprezzare, mentre quella bufala aveva il suo perché anche da single. Giacevano sul piatto,uno accanto all’altra, bisonte e bufala,  tristemente privi di senso e gusto definito, solinghi. Uno troppo forte, l’altra dignitosamente gradevole, ma insufficiente a se stessa.

E allora con le fettine di bisonte ho abbracciato la bufala. Il succo della carne si è mischiato al latte della mozzarella e i due elementi sono diventati  un sol boccone rotolante e gioioso nel bianco talamo di ceramica. E quello era il sesso.

Poi ho assaporato lentamente il risultato di quell’abbraccio bovino capace di creare una fragranza equilibrata, agrodolce, succosa, nuova e incredibilmente dissimile dai gusti originari. E quello era l’amore.

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Raccolta differenziata

Ci fu un tempo in cui ebbi  l’onore di divenire il confidente di un amico appena abbandonato dalla moglie, dopo quindici felicissimi anni di matrimonio.

Essendo anche un  collega, le occasioni quotidiane per mettermi a parte delle sue sofferenze non mancarono: al cappuccino delle 9 o al caffè delle 11, oppure allo spritz di mezzogiorno, o ancora al the delle 5 o al prosecco delle 8. Cosa ho sbagliato, avrà un altro, ma le figlie come cresceranno, la mia vita non ha più senso, mollo tutto.

Per due anni partecipai ai suoi turbamenti, sorbendomi ogni tipo di elucubrazione nichilista e fondati tentativi di revisionismo dell’istituto del matrimonio, tanto da minare anche le mie granitiche certezze in materia e procurarmi una gastrite nervosa, certamente aggravata da caffè e prosecchi. 

Ero un cassonetto per lui. E lui conferiva in continuazione.

Un giorno scoprii casualmente che il mio triste collega aveva appena intrecciato una relazione carnale con una avvenente fanciulla. La conosceva dal liceo. Lo affrontai in corridoio:

 ”Ma, allora: scopi e non mi dici niente?”

 ”Beh, dai… mica posso dirti tutto.”  

“Eh no cazzo, due anni che mi riempi di secco. Adesso mi dai anche l’umido!”

Rise.

Io no. 

 

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If you love somebody, set them free

La libertà è la più grande conquista umana.

Dare la libertà è il più grande gesto d’amore.

Eppure la prima cosa che fai quando t’innamori è sopprimere la libertà di chi ami.

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anime blogghe

Sono anime senza pelle, i blogger.

Li scovi nei blogroll altrui, tra un impegno e l’altro e succede che te li bevi a piccoli sorsi, gli rosicchi un po’ l’anima, ti appropri delle loro paure e dei loro sogni. E loro te lo fanno fare: ne hanno bisogno.

Si schiudono in modi diversi, il loro about è il viso truccato, ma nei post intimisti scopri chi sono e chi vorrebbero essere, cos’hanno perso per sempre, cosa li atterrisce, cosa li fa godere.

Sono tutti delusi, i blogger. Sono insoddisfatti dall’ipocrisia della conoscenza fisica, dall’apparire a discapito dell’essere, dal dover avere a tutti i costi. A volte sono esausti della quotidianità e si rifugiano nel loro circolo virtuale, che è privo di vincoli e quindi non tradisce.

Sono sognatori, i blogger. Vorrebbero scrivere di professione e camparci e farci i reading e leggere montagne di libri invece di lavorare o accudire; sono artisti intimiditi dall’apprezzamento delle proprie opere, oppure attanagliati da una disperata solitudine capace di fargli produrre strazianti scorci di sofferenza.

Sono compulsivi e monotematici, a volte. Trattano il sesso e la letteratura come la medicina che lenisce i vuoti inesorabili delle delusioni d’amore.

Sono poeti e poetici. Alcuni scrittori veri in attesa di editore, altri, geni, ma privi di talento letterario. Altri ancora, pochi, dei gran cazzoni in cerca di vetrine negategli altrove.

Raramente trovi straordinari catalizzatori d’affetto, col carisma esuberante che miscela l’amore all’alcool, che ti domandi come hai fatto a viverci senza, prima.

E quando succede che li incontri di persona, la dinamica d’approccio risulta stravolta. Perché gli conosci già l’anima e non ti curi del loro aspetto. Perché gli sei già amico, pur non avendoli mai visti. E spesso non dici ciao, o piacere. Dici: finalmente.

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Rivelazioni/5

Ora è già tardi, ma è presto se tu te ne vai.

Questo canticchiavo stamattina in macchina, mentre mi stavo spalmando sulla ruota di scorta di un SUV bianco che mi precedeva, nel tentativo di spiegare via sms ad un amico dove si trova la mia umile dimora. E ho riflettuto.

Ho realizzato che quando si è intenti a fare all’amore il tempo si dilata, si perdono completamente le accezioni cronotopiche poiché spazio e tempo cessano di avere consistenza, divenendo elementi relativi, volatili, inutili forse.

L’inizio dell’amplesso è certo, ma la fine non è nota, alla faccia di Erri De Luca.

E allora succede che ti senti dire “vorrei che non finisse mai” e tu magari stai tentando di inibire la magica aspersione pensando al rinnovo dell’assicurazione sul furto, alla difficoltà di trovare il valore dell’auto se non compare il modello su quattroruote e cose così. E poi succede che la tua lei, nel tentativo di prolungarsi l’estasi, non sopraggiunga in tempi umani. Ma tu, uomo, invece sì.

Troppo presto? E no, perché quando a lei piace è sempre troppo presto.

Ora è già tardi, ma è presto se tu te ne vai.  Questo voleva dirci Gino Paoli.

L’eiaculazione precoce non esiste.

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Broker lover

- “L’amore è rischioso e impegnativo quanto investire in borsa” mi disse una volta un collega milanese.

- “Ah però. Ma allora se è così, ti pare prudente investire tutto su un titolo solo?” risposi io, che l’ho sempre saputa veramente molto lunga.

- “Ricorda che esistono i titoli sicuri, i titoli rifugio, quelli che magari  ci perdi sul momento, ma alla lunga, se sai portare pazienza e non molli, ci guadagnerai sempre”.

Una bella lezione di vita, quella.

Lui adesso è separato.

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Una coppia inseparabile (Lindalov, ma dove sei?)

da TGcom.it di ieri che riprende la Gazzetta dell’Adda (http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo448705.shtml

“Cassiera lei e guardia giurata lui, entrambi sposati e con prole, da tempo erano amanti. Ma la loro ultima performance erotica, nelle toilette del centro commerciale della Bergamasca dove entrambi lavorano, è diventata un incubo per entrambi. Qualcosa, infatti, è andato storto, e i due sono rimasti attaccati. Alla fine, disperati, hanno dovuto chiedere aiuto al 118 che, ancora avvinghiati, ha trasportato i due amanti all’ospedale.

Tutto è cominciato, riferisce la “Gazzetta dell’Adda”, quando la cassiera, appena terminato il turno di lavoro, ha cercato il suo amante: la guardia giurata ha detto ai colleghi che si sarebbe allontanato qualche minuto per un caffè e ha raggiunto la donna in un bagno. Qui la loro passione ha preso il sopravvento, e i due si sono avventurati in un rapporto anale. Ma qualcosa è andato decisamente storto, e i focosi amanti non sono più riusciti a staccarsi.

Dopo diversi, inutili tentativi, i due hanno dovuto chiedere soccorso al 118: gli infermieri, non senza parecchio imbarazzo, hanno caricato i due sull’ambulanza dopo averli opportunamente nascosti sotto un telo durante il trasporto in barella, e li hanno trasportati all’ospedale per l’operazione di distacco.

L’arrivo dell’ambulanza al centro commerciale, però, non è passato inosservato: attorno all’autolettiga si è infatti radunata una folla di curiosi. Tra questi anche il marito della cassiera, che con il figlio si era recato al supermercato per fare la spesa e stava attendendo la fine del turno della consorte. Quando si è accorto che sotto il telo c’era la moglie e che “incollato” a lei c’era un altro uomo, è svenuto ed è stato soccorso dal personale del 118.

Pochi minuti dopo il malcapitato si è ripreso, e i presenti hanno dovuto faticare non poco per evitare che compisse una follia. Oltre alla scoperta in flagrante e all’imbarazzante figura, la scappatella dei due amanti si è quindi conclusa anche con il licenziamento in tronco della guardia. La cassiera, invece, si è salvata, almeno dal punto di vista lavorativo, poiché al momento dell’”incidente” non era più in servizio.”

Penis captivus o culus vorax?

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Why, pecché, warum?

Perché mai le donne s’ invaghiscono perdutamente solo degli stronzi?

(esclusi i presenti).

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Nn t vgl +

Sento spesso segnali di scandalo per le nuove modalità con cui si comunicano gli epiloghi delle storie d’amore.

Precursore dei tempi Daniel Day Lewis che, mi raccontano,  lasciò Isabel Adjani, incinta di suo figlio, a mezzo fax. Qualche settimana fa un ministro della repubblica ha liquidato la sua fidanzata tramite un sms. Aumentano i casi di conoscenti lasciati di cotal guisa.

Francamente non comprendo lo sdegno. Sms, e mail, chat, skype hanno tolto fisicità alle emozioni rendendole evanescenti, ma non per questo meno vere. La tecnologia impone di concentrarsi sul concetto, comunque esso venga trasmesso. I nuovi mezzi di comunicazione non sono balocchi, buoni solo per le futili disquisizioni o il cazzeggio telematico: sono cose serie. Vanno utilizzati per ogni tipo di rappresentazione da trasferire.

Un amico che ti esprime le condoglianze con un sms non deve scandalizzare, anzi,  ti evita l’ennesima telefonata, spesso emotivamente insostenibile. Se con un sms ti dico che ti voglio, non posso con il medesimo mezzo comunicarti che non ti voglio più? Se lo faccio con una lettera di carta  va tutto bene: ma l’assenza di fisicità non è la stessa? E  il concetto? Il medesimo: ti ho appena mollato. Allora sono codardo se ti mollo con un sms e un romantico se lo faccio con una missiva? Per piacere.

Mi si può obbiettare che le brutte notizie si danno dal vivo, almeno per telefono, affinché la tua voce possa scaldare l’interlocutore raggelato dalla mesta ambasciata. Ebbene, tutte le luttuose notizie che ho ricevuto, avrei preferito leggerle, che sentirle, forse per la qualità dei miei ambasciatori: o troppo distaccati o troppo coinvolti.

Pensate, infine, ai vantaggi emozionali ed orgogliotici (non lo cercate: è un neologismo) di poter occultare al vostro ex (unis – ex) l’espressione sbigottita, le lacrime amare, gli  irrefrenabili singulti. Mica male eh?

Ah, dimenticavo: per la vendetta mi risulta che si possano far disastri a distanza. Così dolorosi da far rimpiangere al malcapitato la tradizionale colluttazione con graffi sul viso e insulti alla mamma.

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Orgasmo furioso II – la vendetta

Dopo il contributo di Transgenica, continua la rassegna delle vostre testimonianze di quella volta – o,  se siete fortunati, di quelle volte  - in cui il vostro corpo ha percepito l’ebbrezza dei tendini, lo sguarattamento delle sinapsi, godendo (a ridaje) come un calamaro in transumanza di cibo, sesso, musica, paesaggi, sensazioni o chiamale, se vuoi, emozioni.

Continuate a scriverci a splendidiquarantenni@gmail.com, liberandovi delle vostre ataviche timidezze inibitorie (fino ad ora inespresse per la verità).

Questo è il contributo di Annarè. Mandate a letto i bambini.

In un altro letto, ma devo dirvi tutto?

ANNARE’

Voglio. Scoparti. Adesso.
Non dirlo, non dirlo, non dirlo, pazza!: non lo sai che la fretta è nemica dell’amore?
Non lo dico, ma parlano per me due tettine impertinenti che occhieggiano attraverso la canottierina estiva. Fai finta di non vederle o cosa?
Oppure no: sei tu che mi chiami, con quegli occhi lì; che non so cosa aspettarmi da quegli occhi lì.
Non so come e non so quando, la canottierina scivola via e le Impertinenti, prima una e poi l’altra, ridono e godono in un bacio di labbra e di lingua, rosa su rosa che paiono fatte della medesima pelle. Ma com’è che la tua lingua me la sento tra le gambe?

Io. Sono. Liquida.
Diglielo, che vuoi le sue mani. Stavolta lo dico: “Voglio le tue mani.”
Tu lo sai, dove. Toccami.
E invece tu no: sciogli, sbottoni, svesti, ma non tocchi.
Te lo dicevo che era troppo presto. Aspetta.
Aspetto. Respiro. Bacio.
Adesso no, dài, non è più troppo presto.
Ancora rosa su rosa, che lecca, gioca, morde, scivola; e contemporaneamente mani: calde, grandi, decise, che accarezzano senza timidezza. Ancora. Ancora. Ancora.
Vai più giù.

Mi. Scivoli. Dentro.
Con due dita, poi tre, poi non so più (non è più alle tue mani che penso). Non smettere.
Ma se continui così vengo subito.
No, ancora no: trattengo, bacio, aspetto. Tu, senti i miei respiri. E poi non trattengo, non bacio, non aspetto più.
Lo so, quello che vuoi da me. Allora tieni, e ascolta: silenziosilenziosilenziosilenziosilenzio. Silenzio: tutto per te…

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