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Gli amori elettronici

” Ehi mi sei mancato” – “Anche tu, pensavo ti fossi stancata”. “No, computer rotto.”

Forse stiamo assistendo a una metamorfosi delle relazioni umane. La timidezza occultata dallo schermo del pc consente anche ai più asociali di allacciare nuove amicizie, rispolverare rapporti dimenticati, intrecciare nuove relazioni dai confini evanescenti o forse comodamente incerti.

L’iter elettronico è ormai consolidato:  il  commento al blog o al feed lascia il posto alla sottoscrizione o allo scambio di amicizia sul social network, che diventa poi direct message sporadico, e perché no una mail serale ogni tanto.  Poi insomma le forme epistolari rallentano i concetti e allora vai con la chat, sempre più frequente. Quotidiana. Che si fa voglia, poi esigenza, ineluttabile appuntamento con quelle righe veloci come un pensiero, compulsive come le parole di getto.

Certo, il mezzo non conta, contano i rapporti e gli affetti sottostanti, e quindi nulla dovrebbe mutare nelle categorie tradizionali. Ma poniamo che la frequentazione sia esclusivamente elettronica per comune volontà degli interlocutori e che questa generi affetti veri, di quelli che sfarfallano all’esordio e dolgono all’epilogo, metti che si sprechino i mi manchi e i ti voglio bene.  Oppure solo i ti voglio.

Bene, se accettiamo che il discrimine classico tra un amico e un amante sia ficcargli la lingua in bocca, dovremmo considerarle amicizie. Però è vero che se concupisci un amico in realtà si tratta di un amante potenziale.  E quindi?

Le corti inglesi lo considerano adulterio, ma non possiamo certo attenderci riformismo progressista da chi giudica in parrucca, anche se a livello gastrico, ad ogni latitudine, scorrere quella chat punge quanto un tradimento.

Forse bisogna ammettere che è nato un nuovo modo di relazionarsi, decisamente borderline, ossia volutamente non fisico per indole degli astanti, magari fedeli per scelta, o pigri di natura, però non solo amicale, per profondità e natura delle pulsioni .

“Siete amici? “

“Anche”.

“Lo ami?”

” Solo elettronicamente”.

P.S.

(Ah, tesoro, io sto con le corti inglesi).

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Ciò che Manzoni ha omesso di raccontare ai promessi sposi

1) All’interno delle fedi va inciso il nome. Solo che nella tua va inciso il nome suo e viceversa. Se non fai mente locale mentre le ordini, un anello farà malissimo e l’altro ballerà.

2) Il giorno del matrimonio non è il più bello della tua vita. E’ solo il più costoso, stancante e irrazionale, quello in cui i comunisti diventano borghesi e gli atei credenti, per un’oretta.

3) Durante la cerimonia le mamme piangono perché realizzano quante zie in più avrebbero potuto invitare.

4) Durante il pranzo non si fa tin tin sui bicchieri gridando bacio bacio perché è veramente poco chic, cazzo.

5) La prima notte di nozze è obbligatorio fare all’amore altrimenti il matrimonio è rato ma non consumato e, dopo tutto quello che hai speso, rischiare l’annullamento mi pare una minchiata.

6) Vivere insieme non è difficile, basta lasciarsi andare alla dissociazione schizofrenica e trovare il bagno come tu stesso l’hai appena lasciato. O viceversa.

7) Le suocere devono stare ad almeno due isolati dalla casa coniugale. Se per avventura avessero le chiavi, sarebbe solo per consegnarle alla polizia in caso di acceso litigio degli sposi con passaggio alle vie di fatto.

8) Per far finire un matrimonio bastano millecinquecento euro di avvocato: quindi darsi per scontati sol perché giuridicamente vincolati è come rilassarsi durante una crociera al Giglio.

9) Il segreto per un buon matrimonio è non smettere mai di baciarsi.

10) Il segreto per un buon divorzio non ve lo posso dire. Non gratis, almeno.

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Miracoli

Sono numerosi gli atti di superbia che i portatori di ego ipertrofico propinano al mondo. Tra questi, i più odiosi sono i decaloghi o i testi unici del buon vivere, componimenti a schema numerato che aspergono arroganti regolette esistenziali, pescando a mani basse nella generalizzazione e nel luogo comune.

Compiendo l’ennesimo atto saccente di cui non ho vergogna alcuna, sento l’urgenza di ordinare i miei  confusi pensieri mattutini in tema di convivenza, coppia e quieto vivere, a ciò indotto da oltre un quarto di secolo di morosamento accidentale.

1) Sangre. E’ perfettamente inutile  convivere con un soggetto che non ti fa sangue. Parlo non già delle percosse, bensì dello strizzamento gastroesofageo che ci induce la visione del suo culo. Una solida unione ha il sesso come collante, mentre la stima, l’affetto e la voglia di stare insieme sono solo il risultato di una frequente quanto appagante attività copulatoria. Vi tolgo il dubbio: le coppie italiane lo fanno 106 volte in un anno, che fatti i debiti conti sono circa nove volte al mese, che si traduce in 2/3 volte alla settimana al netto del periodo splatter. Al di sotto di questa soglia sarebbe sano passare meno tempo a leggere i blog.

2) Respect.  Le tazze della colazione nel secchiaio al tramonto, gli stivali incastrati sotto al divano, l’accappatoio umido sopra il letto disfatto o le mutande abbandonate sotto la doccia sono acuminati punteruoli rivolti alle terga della serena convivenza. Purtroppo lo si realizza solo quando l’ultima porta sbattuta dal fuggiasco amore ci risveglia dal comodo torpore dell’ignavia.

3) Milagro.  L’unione duratura è una clamorosa botta di culo. Insieme coattivamente non ci puoi stare sol perché te lo sei promesso in una chiesa barocca o giurato in un salone cinquecentesco: la convivenza ha senso solo se ti scegli ogni mattina.  Ma una scelta seria si fonda sull’esistenza di un’astratta alternativa potenziale. Perché siam tutti carini, fedeli e monogami finché nessuno ci vuole. 

4) Prole. Allevare i figli è un lavoro? Bene, allora bisogna rigorosamente prevedere apprendistato,  mansioni precise, turni diurni e notturni, qualche straordinario e delle meritate ferie da godersi senza senso di colpa. Quanto ai permessi e alle festività non godute sarà bene spiegare alle nonne titubanti quanto bene fa all’amore una commedia romantica e una pizza alle melanzane fritte il sabato sera.

5) Dove minchia sei stato?  La gelosia presenta insormontabili problemi processuali perché il materiale illegittimamente acquisito non lo puoi utilizzare nella piazzata partenopea che segue.  Allora  lasciamo stare i cellulari abbandonati sul tavolo, non rovistiamo nei pc altrui, dimentichiamo le password scritte sui fiammiferi e concentriamoci sulla constatazione che la gelosia è una battaglia persa. Prima, rovistando nelle tasche, potevi scoprire amori platonici o scopate clandestine nei motel; con le prime soffrivi, con le seconde sparavi. Ma ora la rete ha introdotto gli affetti elettronici: nuovi rapporti dove si arriva a volersi bene senza  essersi mai incontrati di persona: molto più di un’amicizia, poco meno di una relazione fisica. E allora che fai: soffri o spari?

 

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invito a cena col morto

Quando inviti una donna a cena, è sempre un evento galante“.

Questa deliziosa concezione del desco eterosessuale ha mandato in bianco  più del pedalino corto color tortora, delle dita nel naso o della maratona del fantacalcio tra il dolce e il caffè.

Le donne si invitano a cena con questi scopi alternativi: meramente gastronomico,  ludico-amicale o addirittura provolo-copulatorio. Il fine ultimo dell’invito è proprio ciò che la dama tenterà di scoprire al più presto, quantomeno per scegliere cosa indossare, dopo la consueta litania sconsolata di fronte all’armadio, sempre incredibilmente sfornito di capi adatti. 

Ma cosa svela lo scopo dell’allegro desinar? Ovviamente la scelta del ristorante. E qui mi casca l’asino. Qui l’uomo mi commette l’errore irrimediabile che compromette la riuscita della cena stessa.

Cosa combina infatti il nostro intraprendente cavaliere dubbioso? Spara alto, va nel lusso, sceglie il locale alla moda, pretenzioso o comunque costosissimo, ritenendo di far cosa buona e giusta, quantomeno per trasmettere stile, classe, agiatezza o con il chiaro intento di celebrare l’evento.  

E così la cena ha già il suo morto.

La donna, dopo che due camerieri le avranno sfilato il cappotto rivelando l’inadeguatezza di jeans stivali e maglione, dopo che il commis le avrà accomodato la sedia in pelle sotto i glutei tremolanti, dopo che il maitre le avrà porto il menu in francese privo dei prezzi, ebbene ella sarà completamente irrigidita dai dubbi.

Il ristorante lussuoso va sempre evitato perché palesa automaticamente l’intento provolo-copulatorio, anche se magari si voleva andare a cena con un’amica di passaggio o si gradiva testare la nota tartare di tonno pinnato del Canada emigrato casualmente nel sud della Sardegna.

Il segreto del successo di una cena è svuotarla di secondi fini, concentrandosi solo sul piacere della compagnia e sulla necessità di nutrirsi. Basso profilo, ambienti sobri, qualità del prodotto. Insomma è con una buona pizza che si ripopola il mondo.

Lo so malfidenti. Vi state chiedendo: “ma che ne sai tu, Splendido, che stai da una vita con la stessa donna? 

Ma perché, Salgari in Malesia c’era mai stato?

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Miss understanding

Oggi le relazioni sentimentali somigliano molto a un’anarchica partita di calcio, informata di poche regole, mal scritte e poco rispettate.

Non si capiscono gli schemi, e sopratutto son confusi i ruoli di chi attacca e chi difende.

Uomini intimoriti, attendisti, poco indipendenti si relazionano malamente con femmine spregiudicate, dirette, che spesso camuffano la voglia di unioni stabili con goffe richieste di sesso sporadico, che le lascia inesorabilmente sole e ancora più dure, dopo.

La mascolinizzazione delle donne ha reso più insicuri gli uomini e tra lei che ruggisce e lui che balbetta la comprensione scricchiola e il sentimento non decolla. Sarà bene trovare alla svelta nuovi linguaggi o alternativi quanto efficaci mezzi di comunicazione sentimentale, perché riscontro concreti rischi di fraintendimento nelle coppie in fieri.

Ed è inutile appellarsi all’intuito, perché insieme ai ruoli si son sgretolate le certezze classiche sui contegni relazionali. Oggi se una donna ti dice no, non vuol dire sempre forse, magari vuol proprio dire sparisci verme e se ti propone una ”botta e via” magari intende una botta e resta.

Forse, per progredire utilmente nell’approccio, sarebbe necessario trasmettere la progettualità, facendo capire al nostro spaesato interlocutore se vogliamo “stanotte” oppure “stanotte e forse domani”, che è già una dinamica di grande speranza.

Una certezza però mi rimane: che le donne continuano ad usare il sesso come il pongo. Lo plasmano e ci costruiscono delle cose; non si sporcano solo le mani.

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Gelosia

Ma sarà poi tanto disdicevole bramare il possesso di qualcuno, uomo donna frutto o fiore che sia?

Oh insomma, a leggere i resoconti sulla gelosia c’è da rabbrividire: si va dall’abbaiar di cani che attira i ladri al “più grande di tutti i mali e quello che ispira meno pietà alle persone che la provocano” e poi giù di roncola con la sentenza secondo cui c’è più amor proprio che amore, nella gelosia.

Ad essa sembrano associarsi le nefandezze emotive peggiori: l’egoismo, l’orgoglio ferito, la strategia, l’insicurezza, la magia nera, il presentimento e qualche strage irrisolta intimamente ordita da Andreotti. Il problema è che alla parola gelosia volenti o nolenti associamo automaticamente la morsa viscerale di quella volta (perché c’è stata quella volta, eccome) in cui l’innominata pulsione ci ha attanagliato l’anima. E poi per forza ne diciamo peste e corna: non godiamo del sufficiente distacco per discettarne a mente fredda.

La negatività che da secoli ammorba l’assillo in questione è frutto di un equivoco: la gelosia non attiene all’amore, bensì al possesso. L’odiato rovello si accompagna solo casualmente alle storie d’amore ma può ben sopravvivere senza.  Non a caso la gelosia si scatena anche nei confronti del potenziale ratto di cose inanimate: come Porsche, carriere dirigenziali, abitazioni con piscina e smartphone.

Il suddetto tormento altro non è che la paura di perdere, il terrore di rimaner senza, l’horror vacui. Sentimento umanissimo certo, ma solo se lo si apprezza scevro da connotazioni affettive. Se come sovente accade si ama e si possiede contestualmente non si è certo gelosi per amore, ma per timore che l’amato si dissolva.

Possedere è bellissimo, quanto meno per chi si è disfatto di retaggi bolscevichi, e la gelosia è la umanissima manifestazione del possesso. Ma c’è un punto dolente: bisogna potersela permettere, ovvero bisogna avere la certezza di possedere legittimamente. Con i beni materiali ci aiuta la fattura, ma con le persone?

Difficile. Forse impossibile. Perché una persona la si possiede solo nell’attimo in cui geme guardandoci negli occhi.

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Acustica vanità

Nella continua ricerca di sfuggenti e spesso irraggiungibili sicurezze, le donne si avvalgono senza ritegno del proprio olfatto. Annusano di continuo convinte di non essere notate: si avvicinano al collo, indugiano il naso nelle sciarpe, tentano di carpire tutte le nozioni possibili - toccando anche livelli di pura immaginazione - sul portatore dell’odore percepito. La vista non serve a nulla se cerchi di definire  un’anima; l’olfatto ancor più del gusto, ti svelerà invece chi hai di fronte, perché la serenità ha un buon odore, la gioia profuma d’aria, l’invidia ha essenze stucchevoli, mentre la paura puzza d’acido.

La fortuna porterà poi a sensazioni tattili e gustative, che sono i sensi dell’intimità, mentre la vista appare ormai come l’esperienza più diretta e sputtanata, costantemente ingannata com’è da splendidi e benedetti trucchi per enfatizzare l’apparire a scapito dell’essere.

Ma oltre ai profumi, ai dopobarba, alle creme anti disfacimento, alle mentine, ai bagnoschiuma e al succo d’ananas, gli uomini, quelli vanitosi intendo, hanno finalmente capito cosa obnubila, stordisce, trastulla, incanta e rapisce veramente una donna.

La voce.

E allora basta sedute estenuanti in fitness center gestiti da pastori tedeschi, non più diete affamanti in proibitive cliniche svizzere, stop alla wii col persona trainer elettronico privo dell’elasticità che serve al venerdì. Ora l’uomo veramente attento cura il proprio strumento seduttivo. Corsi di impostazione vocale, master di dizione, lavaggi dell’accento, equalizzazioni baritonali, ginnastica per l’elasticità del diaframma.

Certo, vi racconteranno che lo fanno per la professione, per non affaticare le corde vocali, per vincere il timore di parlare in pubblico o così, giusto per togliersi l’accento di cui tanto si vergognano fuori regione. Minchiate. Vogliono affilare l’arma acustica, tendere a dovere  le corde con cui legare la femmina pulsante, consci del potenziale squacqueramento che dai padiglioni uditivi ornati di orecchini si estenderà verso il cuore e finanche alle innominabili cavità.

Esagero? Può darsi. Ma provate a sedervi comode, indossare delle cuffie e riascoltare il pezzo di questo torero e poeta maledetto, che tuttora vive scalzo e povero ai margini della capitale argentina, e poi mi direte. 

 http://collettivovoci.tumblr.com/post/195615343/splendidiquarantenni-legge-potenziale

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lasciarsi

Lo stile di un uomo non si apprezza nell’approccio: si pesa nell’addio. Insomma, uno la sua liaison la dipinge d’oro, la costella di lapislazzule colazioni a letto e brillanti brioche glassate, la impreziosisce di perle di sudore urlante e gorgheggi alla luna, la plasma con contorsionismo pelvico di goniometrica abilità e poi di botto mi s’imbestialisce brutalmente all’epilogo.

Eh sì, perché gli uomini investono molto nella strategia d’attacco, ma son tirchi quando si stufano delle morbide prede o peggio vengono abbandonati. Improvvisano, balbettano, sputano revisionismo, inventano maldestre giustificazioni, piagnucolano disperazione, polverizzano tutta l’opera pregressa con sbuffi di patetica desolazione.

Ma dell’amor perduto che ricordo serberà la nostra sfortunata donzella? Le beatitudini estatiche del gelato a Montmartre? I baci umidi a Boboli? Il palpeggio furtivo sulla Rambla? Ovviamente no. Ricorderà solo le modalità di estinzione del rapporto ovvero come lo stronzo si è permesso.

E la vogliamo biasimare? La vita è come un grande computer: quando chiudi un file, devi salvare con nome. Così la dama esige una motivazione chiara se viene mollata, anche a costo di patire agghiaccianti rivelazioni su difetti inconfessabili. Si sappia: tacerli per pietà, piaggeria o timore di eviranti ritorsioni è molto peggio: che i motivi tipo russi come un camallo,  sei sciatta e pelosa, scopidimmerda, nonsopportotuoamadre, stoconlabadantemoldavadimiopadre e altre deliziose amenità siano allora le ultime cose che escono dalla nostra bocca. Dopo il lancio di rito del Venini, l’elenco dei nostri fallimenti personali, le illazioni sull’antica professione della mamma, gli apprezzamenti sulla nostra insufficiente virilità a confronto con quella esuberante e duratura del nostro migliore amico, ecco dopo tutto questo, ella – dopo settimane o forse mesi - ci ringrazierà della trasparenza,  se ne farà una ragione, per buttarla in politica: la perestroika apprezzera la glasnost.

E all’uomo va raccontata la verità al momento dell’addio? Ma no, donne, per carità. Perseverate con le minchiate ben strutturate e di facile digeribilità.

La migliore che mi è capitato di sentire è stata testualmente: “vedi, hai una personalità talmente vincente e debordante che chi ti sta accanto gradualmente sparisce diventando una tua mera appendice. Ho bisogno di star sola per riemergere come essere sociale indipendente.”

Sono andato via quasi contento.

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Le crude regole per tenersi un uomo

Ora vi svelerò alcune virili generalizzazioni che certamente già conoscete, ma il solo fatto di vederle elencate, creerà l’illusione di una sorta di testo unico per irretire e conservare il maschio.

Premetto che l’unica attività che consente agli esseri viventi di munirsi di regole universalmente valide è proprio la generalizzazione. Essa si basa sull’analisi di comportamenti reiterati dalla maggioranza dei soggetti coinvolti e quindi è democraticamente inoppugnabile. Cominciamo con le prime sette.

1) W la fuga. Sì, è la regola aurea. Com’è noto, l’uomo per bisogno, gaudio o sollazzo deve costantemente inseguire qualcosa, sia essa cosa un pallone o un culo. Insomma, la vostra eccessiva disponibilità, per quanto generalmente apprezzabile,  in fase di prima conoscenza non può che fargli perdere interesse.

2) Easy way: l’uomo, inteso come essere fallodotato, è un animale semplice, dal ragionamento lineare e dalle ataviche necessità. Applicare gli schemi femminili, peraltro spesso di logica ignota, sarà sempre controproducente e lo confonderà irrimediabilmente. Invece, una volta appagati i suoi desideri primordiali attinenti al cibo, al sesso e al calcio, avrete in cambio amore, protezione, figli e anche denaro, se interessa l’articolo.

3) Splendide differenze: l’uguaglianza dei diritti è sacrosanta, ma l’uguaglianza dei sessi è una violenza alla Natura. La Civiltà  Superiore si raggiunge solo enfatizzando le rispettive diversità. Gli uomini  non vagano in cerca di propri replicanti, stressati e privi di palle, ma anelano a compagne di vita delle quali essere complementari. L’esempio delle vostre madri va contemperato con quello delle nonne anche perché la femminilità storica è una cultura di cui sarà bene riappropriarsi. Insomma, bruciate pure i reggiseni ma poi rifateli all’uncinetto.

4) Le nozze, sì le nozze: se siete economicamente svantaggiate rispetto al partner, la convivenza more uxorio presenta diverse perigliose falle. A mo di esempio e di ipotetiche sventure leggendo le quali vi sarà consentito toccare scaramanticamente ciò che avete a tiro, vi informo che se egli decede  senza uno straccio di testamento, a voi resta tanto dolore, ma nulla più. Caso limite? E sia. Allora eccone uno più comune: mettiamo che il Messer vostro scappi con la lap dancer ungherese del piano di sotto. Ecco, a voi nervose donzelle non rimangono che gli occhi per piangere e il ricordo dei falsi sorrisi in ascensore di quella lurida troia. Insomma, il matrimonio rimane il miglior contratto che una donna possa stipulare. Per il resto ci sono gli avvocati, categoria ormai ipertrofica, a cui potete rivolgervi a prezzi divenuti popolari.

5) Beltade sempiterna:  il diritto di essere sciatte nella propria dimora non è una conquista, è una disfatta. Certo, che non si giunga ad eccessive istanze di bucati in tubino e tacco 12, ma benedettiddio: vi agghindate per uscire e restate cesse per il vostro uomo nel nido d’amore? Suvvia: la confidenza deve generare intimità, non fomentare riprovevole lassismo.

6) Pallacorda e dintorni. Una volta alla settimana l’uomo ha una necessità impellente. No. Non quella. Parlo del calcetto: il vostro migliore alleato. Ma pensateci: quella sera il vostro uomo fa sport, vede gente, si sfoga e non vi sconquassa le gonadi se state tutta la sera sui Friendfeed/Facebook/ Skype e assortiti socialcosi. Un uomo senza calcetto, biliardo, freccette o briscola non si ricarica, non si confronta, si isola, muore dentro. Uno sfigato onnipresente sul sofà  annichilisce i sensi, ammorba il profumo della gioiosa condivisione. Consentitegli di buon grado di uscire ogni volta che lo desidera. Tanto, l’odiosa ipotesi dell’amante è esclusa, se seguirete la regola n. 7.

7) Concupiscenza esatta. Abbandonarsi a Morfeo nel casto abbraccio a cucchiaio sta alla donna come la meravigliosa pratica latina sta all’uomo. No, maliziose, lungi da me ogni scaltra sponsorizzazione dell’evento; sto invece tentando di spiegarvi l’equivoco in cui cadete da millenni: la pratica di cui speculo attiene solo incidentalmente al sesso, e men che meno è da considerarsi minus di altre e più complesse evoluzioni. In alcuni delicati momenti l’uomo si avvinghia in una spirale fallocentrica per cui ogni sua sensazione colà trasmigra. Avvolgerlo in umide allocazioni all’interno di ritmici e amicali anfratti significa abbracciarlo, rassicurarlo, proteggerlo, rendergli l’illusione di un ritorno a irripetibili sicurezze amniotiche. Lo chiamerete ancora pompino?

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SAM

L’evoluzione della specie matura spesso in virtù di piccoli passi, elaborati e proposti da uomini impavidi o senza vergogna e poi condivisi gradualmente dall’umanità disposta al cambiamento.

Oggi proviamo a mutare radicalmente il modo maschile di gestire l’ascella.

Non c’è niente da ridere. 

Premesse: la donna, nella sua fisica globalità, ai più piace glabra: insomma si accettano eccezioni a forma di ciuffetto o striscette e no, non sotto il naso. Le femministe rimangano pure pelose e rivendichino il diritto alla folta peluria indefessa come momento di parità.  Non ne discuterò.

Pure l’uomo recentemente ha  preso a depilarsi, a volte per ragioni sportive, spesso per motivi puramente estetici. In alcuni strati sociali, l’uomo che si depila viene considerato effemminato o finanche omosessuale. Falso: studi dimostrano che gli uomini depilati non sono gay sol perché glabri, anzi a volte proprio l’assenza di pelo favorisce la copula reiterata eterossessuale guarda caso con le tante femmine che aborriscono il pelo. Son gusti, e come per le femministe, non si discute.

Torniamo ora all’ascella.

La donna la tiene depilata; se pigra o accompagnata da manzo tollerante, mi glissa l’epilazione invernale, ma d’estate il pelo mai mai.

E l’uomo? Dico l’uomo non glabro per scelta, che fa della sua ascella? Assolutamente nulla. L’Amazzonia cresce per tutta la vita ed egli se ne disinteressa dalla notte dei tempi.

Il pelo ascellare è di serie nella meravigliosa macchina umana. Ha lo scopo di diffondere il sudore ed espandere i ferormoni. Così le donne si avvicinano, perdono la testa e si concedono carnalmente riproducendo l’umanità.

Oggi però i gusti son cambiati. La femmina rifugge l’ascella di Satana e noi, uomini curati, i ferormoni li ricoglioniamo continuamente con deodoranti, dopobarba, creme profumate ed essenze varie, tentando proprio di limitare la diffusione del sudore. Conserva, la peluria, una minima funzione protettiva, che non necessita però di lunghezze da primati.

Allora, uomini moderni, consapevoli, pronti al cambiamento epocale: vi propongo SAM: la Splendida Ascella Moderata. L’ascella non depilata, ma semplicemente sfoltita col regolabarba o il rasoio Montalbano,  fino a rendere il pelo presente ma discreto, corto ma non pizzicante, insomma: centimetri virili di peluria curata. Riduci il sudore, elimini gli inestetici peli che arrivano al bicipite rendendo il tuo avambraccio simile al leader dei Tokyo Hotel, implementi l’efficacia del tuo deodorante la cui azione ti proteggerà ben oltre il primo pomeriggio, rendi l’abbronzatura più uniforme e la donna erotica che colà bramosa ti slenguazzerà, non rischierà l’asfissia imbrigliata nella tua selva oscura. 

Pensateci: in fondo il pelo moderato è la metafora dell’uomo perfetto: presente e mai invadente, protettivo ma discreto, ferormonicum sed non puteans.

Io ho scelto SAM, e voi?

(volendo, voce fuori campo: Sam, pour tombeur de femmes).

 

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